Napoli-Bologna 2-1, la colpa non è di Di Vaio


BOLOGNA, 19 OTT. 2009 – Dove eravamo rimasti? Ad una sconfitta casalinga del Bologna contro il Genoa. Beh, ora riprendiamo da una sconfitta esterna del Bologna in quel di Napoli. Se ne sono già sentite, in proposito, di cotte e di crude. Chi l’ha vista come un fatto ineluttabile per i diversi valori messi in campo dalle due formazioni. Chi l’ha giudicata una sconfitta immeritata per mille e un motivo, compreso un arbitraggio non equo. Chi si è dichiarato colpevole, come Di Vaio, che ha riconosciuto di aver sbagliato una rete non difficile e, in pratica, decisiva. Chi si è chiesto perché Papadopulo ha fatto quella formazione e quei cambi, ritenuti entrambe errate come mosse tattiche. Naturalmente, chi ha detto che la formazione ed i cambi andavano bene, ma che la botte dà il vino che ha. Chi teorizza indispensabile il cambio di allenatore e chi sostiene a spada tratta il Papa. E si potrebbe continuare: come al tennis, la palla viene sempre rimandata nella metà campo avversaria, ovvero c’è sempre una motivazione uguale e contraria. Bologna è fatta così. I tifosi e chiunque segua la squadra sono fatti così. Ogni tanto ti prende perfino la noia nel ripetere e nell’ascoltare eternamente le stesse cose e nel non capire che in questo modo non ci sarà mai il cambio di marcia. Nel vedere che la rosa è di una debolezza estrema, che la squadra è già quasi risucchiata verso il terz’ultimo posto e che non si comprende a quali risorse si affiderà per venirne fuori. Nel sentire già che bisogna dare un’occhiata agli svincolati per piatire qualche rinforzo e che per gennaio non bisogna lasciarsi scappare le occasioni. Nel considerare che i sudamericani nuovi – Santos e Gimenez – sono ancora tutti da scoprire e da utilizzare, forse perché arrivati all’insaputa dell’allenatore, mentre ovunque gli stranieri, se li compri, li fai giocare al più presto possibile, senza la risibile scusa della non conoscenza dell’italiano. Devono forse essere esaminati sulla Divina Commedia? Nel dover ascoltare nenie e bislacche teorie sulla scarsità di euro dei Menarini e quindi sull’ineluttabile destino dei rossoblu, ovvero sofferenza perenne e tirare la cinghia. Come fanno, però, contemporaneamente ad investire eventualmente un 50 milioni nel nuovo stadio a Funo o a Castenaso, per un’opera cioè perfettamente inutile? Nel vedere coi propri occhi che Papadopulo non considera minimamente un qualunque giovane rincalzo: allora cosa lo porti a fare la preparazione estiva?Tutto questo c’entra con la sconfitta subita a Napoli? Sì e no, come è chiaro. Ma c’entra col fatto che l’apparato dirigenziale e tecnico del Bologna non riesce a togliersi dall’insabbiamento in cui è caduto da tempo, come luminosamente dimostrato da una dichiarazione di Francesca Menarini (la nostra insegna è la sobrietà) resa pubblica quando si trescava con Luciano Moggi. Insomma, facciamola breve: quella rossoblu è una situazione deficitaria riassunta perfettamente da un editoriale di Bruno Bartolozzi su “Stadio” del 15 ottobre. Editoriale perfetto, anche nei punti e nelle virgole. Caro Marco Di Vaio, è assai ammirevole che tu ti sia assunto la responsabilità personale per la sconfitta di Napoli, ma non è così e lo sai bene. Verrebbe da dire, se non ti dispiace troppo, che purtroppo non è così, perché allora basterebbe che tu aggiustassi un po’ la mira. Ma al Bologna occorre molto, molto di più.

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