Mumble:, le idee che fanno rumore


BOLOGNA, 4 SET. 2010 – Che rumore fanno gli ingranaggi del nostro cervello quando si mettono in moto e cominciano a elaborare un pensiero? Chiunque abbia letto almeno un fumetto in vita sua saprebbe sicuramente rispondere. E direbbe “mumble”. Non tutti però sanno che nell’Emilia profonda, a partire da marzo dello scorso anno, questo suono onomatopeico è diventato anche il titolo di un mensile freepress. Che, ad essere precisi, si chiama Mumble:. I due punti, infatti, servono a cominciare il discorso, a rendere completa l’idea che sta alla base di questo giornale. Pierpaolo Salino, che fa parte della redazione, lo definisce “un pre-pensiero, un punto di partenza in cui la nostra mente cerca di organizzarsi e dare vita ad un discorso che spazia dalla politica, all’arte, all’attualità”. Poi, sfogliandolo e visitandone il sito all’indirizzo www.mumbleduepunti.it, si scopre che è anche un brillante esempio di editoria indipendente, tanto da farsene portabandiera in un’iniziativa che avrà luogo domani alla Festa dell’Unità modenese. Ma andiamo con ordine.Pierpaolo, come nasce Mumble:?Il progetto è partito da un gruppo di 3 o 4 ragazzi della bassa emiliana, sparsi tra la provincia di Modena e quella di Ferrara, che hanno voluto riempire un vuoto, e per farlo hanno tirato in ballo alcuni amici e conoscenti. Il fatto è che nei piccoli centri ci sono sempre dei giornali di paese, che però in realtà non fanno informazione: sono pieni di pubblicità, molto spesso autocelebrativi e senza un vero e proprio punto di vista. Ma soprattutto sono molto lontani da noi ragazzi. Mancava insomma un punto di riferimento per l’informazione giovanile, e noi siamo partiti da questo. E qual è il valore aggiunto che vi siete proposti di dare con questa pubblicazione?Mumble: ha l’ambizione di fornire ai giovani uno strumento per avvicinarsi all’informazione. Vuole rivolgersi a questo target ben preciso ponendosi a metà tra il classico giornalino di paese che ha le notizie "basse" – le sagre, per intenderci – e i giornali nazionali. Parliamo, insomma, di cose che riguardano l’Italia e il mondo, ma nel contempo conserviamo un punto di vista locale e attento a eventi e manifestazioni che si svolgono sul nostro territorio.Come siete riusciti a mettere in pratica questa idea? Prima di tutto ci siamo chiesti se fosse meglio realizzarla solo sul web o creare un prodotto cartaceo. Abbiamo deciso di utilizzare entrambi i supporti, per essere presenti, oltre che online, anche nei bar, nei circoli Arci e in molti altri posti dove i giovani vanno abitualmente. In questo modo permettiamo ad ogni ragazzo che si vuole informare di farlo senza grandi difficoltà, mentre beve un caffè la mattina o prende una birra con gli amici. Ma, d’altra parte, speriamo che a prendere in mano Mumble: siano anche gli altri, i meno informati, colpiti magari dal particolare formato del magazine – quadrato, un po’ diverso dal solito – o dalla grafica accattivante che fa un largo uso di foto e vignette. E a livello di contenuto?Il nostro non è assolutamente un giornale schierato. Se si parla di politica, ognuno ha la sua opinione e può esprimerla in tutta libertà. Cerchiamo inoltre di far sentire il più possibile la voce dei nostri lettori mettendo a loro diposizione la terza pagina di ogni numero, in cui convivono le lettere che riceviamo e i contributi di alcuni personaggi che decidiamo di contattare. Quello che per noi è fondamentale è garantire sempre e comunque la pluralità dei punti di vista. La vostra, insomma, è una pubblicazione indipendente a tutti gli effetti. Che però, proprio per questo, si trova anche a dover affrontare delle difficoltà. Quali?Il problema più grosso sono i fondi da reperire, anche perchè abbiamo fatto la scelta di non inserire pubblicità nel giornale, se non una selezione degli eventi che ci piacciono e per la quale – sia chiaro – non veniamo neppure pagati. Non abbiamo insomma un valido appoggio finanziario, ma grazie a qualche festa e a qualche evento siamo riusciti a mantenere la soglia di 300 copie freepress, distribuite ogni mese a Bologna, Modena, Ferrara, Reggio Emilia e in altri piccoli paesi come Finale Emilia e Camposanto. Alcune organizzazioni politiche locali ci hanno anche fatto delle proposte, ma noi le abbiamo rifiutare per preservare la nostra indipendenza. E il pezzo da pagare per questo tipo di scelte è però la cronica mancanza di soldi.A proposito di eventi e di editoria indipendente, domani è il giorno di indIdee. Di che si tratta?Pur svolgendosi all’interno della Festa dell’Unità di Modena, che ci ha concesso uno spazio e ha patrocinato l’iniziativa, quello di domani è un evento a sé stante, nato esclusivamente da una nostra idea. Abbiamo pensato di invitare varie redazioni di magazine freepress online e cartacei sparse per l’Italia, con l’obiettivo di conoscerci e confrontarci sul problema della visibilità di cui dispone questo tipo di pubblicazioni. Inoltre, tutti insieme, vogliamo realizzare una pubblicazione collettiva incentrata sul tema del prossimo Festival della Filosofia: la fortuna. Ogni redazione scriverà un pezzo e poi il freepress verrà distribuito a Modena nel corso della rassegna. Avete avuto una risposta positiva?Sì, siamo riusciti a contattare 16 realtà diverse, che arriveranno anche da fuori regione: Milano, Roma, Firenze, Veneto… Ma sarà una giornata aperta anche a chi, pur non facendo parte di queste redazioni, è interessato al mondo dell’editoria indipendente. Chiunque potrà aggirarsi e curiosare tra i tavoli su cui lavoreranno i vari gruppi, entrando a contatto con loro. E nel frattempo sguinzaglieremo delle telecamere che chiederanno alla gente comune se conosce i freepress e cosa ne pensa. Qual è dunque il programma della giornata?Noi saremo lì fin dalle 2 del pomeriggio. In un primo momento ci riuniremo per conoscerci e discutere. Poi, verso le 16,30, si realizzeranno le interviste e si assemblerà il magazine collettivo, mentre alcuni dj si occuperanno del sottofondo musicale. Grazie ad un proiettore su cui mostreremo gli articoli durante la fase di stesura, chi parteciperà avrà la possibilità di vedere delle redazioni all’opera e di seguire passo passo il work in progress.

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