Morto in carcere: il legale pensa ad un abuso di farmaci


PARMA, 11 NOV. 2009 – Ci potrebbe essere un abuso di farmaci, forse assunti nelle dosi sbagliate, all’origine della morte di Giuseppe Saladino, avvenuta in una cella del carcere di Parma poche ore dopo il suo arresto. A formulare questa ipotesi è il legale della famiglia del giovane, l’avvocato Letizia Tonoletti, che per il momento sembra escludere che il decesso del trentaduenne, uscito di casa il 6 ottobre nonostante fosse agli arresti domiciliari, sia la conseguenza di maltrattamenti in prigione."Inizialmente il medico legale non aveva riscontrato segni di percosse sul corpo", spiega l’avvocato, anche se la madre del trentaduenne, Rosa Martorano, parla di due ematomi sul cadavere del figlio, una sulla fronte e uno sulla tempia, grandi come una moneta di un euro. Durante il riconoscimento la stessa madre ed il cognato avrebbero poi notato un rivolo di sangue uscire dalla bocca del giovane, probabilmente dovuto alla posizione del corpo al momento del decesso. "Voglio giustizia, mi devono dire cosa è successo – ripete la madre – Era stato condannato per un piccolo furto: mio figlio non aveva mai commesso reati gravi come rapine o spaccio. Era un ladro di polli e ora me l’ hanno ammazzato". "Nel verbale che mi ha rilasciato la polizia, che è venuta a perquisire la casa il giorno dopo la morte di Giuseppe, c’é scritto: a seguito dell’avvenuto decesso per assunzione di stupefacenti – conclude la madre – Ma come fanno a dirlo? E se fosse così, e non è così, perché non lo hanno curato prima di metterlo in cella?". Il personale carcerario, sempre secondo quanto ribadisce il legale della famiglia, si sarebbe accorto della morte di Giuseppe Saladino solo intorno alle 6 o alle 7 della mattina. Anche il compagno di cella non si sarebbe accorto di nulla e sosterrebbe di aver visto muovere il trentaduenne durante la notte. L’indagine della Procura di Parma dovrà capire, grazie soprattutto all’autopsia eseguita dal medico legale Cristiano Bertoldi, alla presenza del perito della famiglia Roberto Marruzzo, se il giovane avesse assunto droga nelle ore precedenti alla morte, in particolare se lo abbia fatto nel pomeriggio quando ha incontrato la sua ragazza – anche lei tossicodipendente – fuori dalla propria abitazione dove era agli arresti domiciliari. "Si sarebbe anche potuto procurare l’eroina prima di tornare in carcere, ma in caso di overdose sarebbe morto nel giro di pochi minuti", dice l’avvocato Tonoletti.E della morte di Saladino, per la quale la procura di Parma indaga con l’ ipotesi di omicidio colposo, si è parlato oggi in Parlamento. "E’ urgente una indagine conoscitiva sulle morti in carcere" ha detto la deputata radicale Rita Bernardini presentando un’interrogazione al ministro della Giustizia per fare luce le cause del decesso. Rita Bernardini, che fa parte della commissione Giustizia, si è rivolta al ministro per sapere quale sia la ricostruzione ufficiale dei fatti, se risulti agli atti il quadro clinico del detenuto, se non si possano riscontrare elementi e profili di illegittimità da parte di chi ha disposto il fermo e se non ritenga necessario e urgente prevedere un’ispezione ministeriale presso la struttura dove è avvenuto il fatto. La deputata ha inoltre invitato Alfano ad avviare un’indagine conoscitiva sui decessi che avvengono tra i detenuti delle carceri italiane, inclusi i suicidi, "per verificarne le cause reali e scongiurarne di nuovi".Questo, infatti, è il secondo caso che si è verificato in pochi giorni nel carcere parmigiano di via Burla. Il 27 ottobre si era suicidato in cella Francesco Gozzi, 52 anni, affiliato alla cosca Latella di Reggio Calabria. L’uomo stava scontando l’ergastolo in regime di 41 bis e si è tolto la vita impiccandosi con una corda fatta di lenzuoli. 

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