Morto il primo giorno di lavoro. La madre: delusa dalla sentenza. E dal silenzio dei sindacati


RAVENNA, 2 AGO 2009 – Solo tre condannati su undici accusati della morte del giovanissimo portuale morto a Ravenna il primo giorno di lavoro. La madre del ragazzo adesso parla di "ennesima delusione" per la sentenza. In una lettera ai quotidiani locali – la madre di Luca Vertullo, il portuale morto a 22 anni il primo settembre 2006 al suo primo giorno di lavoro allo scalo marittimo di Ravenna.Il giovane era rimasto schiacciato all’interno del traghetto Espresso Catania da un semi-rimorchio in manovra, risultato poi in sovrappeso. In tutto, ha scritto la signora, "non si raggiungono i tre anni di reclusione: mi chiedo se la vita di mio figlio valga così poco". La Procura aveva invece chiesto sette condanne per oltre 12 anni. Per la madre, "Luca è stato ucciso dalla ricerca del profitto ad ogni costo, dai contratti interinali, dai ritmi di lavoro, dalla paura di non avere il contratto riconfermato". Ora al porto di Ravenna "c’è la pesa, cosa che avrebbe evitato la tragedia di mio figlio, ma bisogna fare ancora molto". La signora ha anche lamentato di "essere stati lasciati soli" dai tre maggiori sindacati: a parte "la Rete sicurezza sul lavoro, lo Slai Cobas, nessuna forza politica e sindacale ha fatto qualcosa. Cgil, Cisl e Uil sono scesi in piazza per i ragazzi morti nella Thyssen a Torino, perché a Ravenna non hanno fatto nulla per Luca?".

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