Moriremo democristiani. Altroché.


Seconda Repubblica? Ah ah. Mi vien che ridere, come diceva quel tale.I servi di Craxi – dall’Alpe alle Piramidi, in senso letterale – stallieri, autisti veline e avvocati, sono diventati i servi di Berlusconi. Senza nemmeno passare dal via. Tutto qui.L’Italia – quando lo capiremo? – è quella descritta nel 1700 da Lavoisier che, da scienziato, credeva di parlare della materia: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.A Reggio Emilia lo scontro non è fra sinistra e centrosinistra, e neanche fra Lega e Pdl, e men che meno quello scontro fratricida dentro il Pd che tiene banco.Alberto Statera, inviato di Repubblica nella nostra città, sul suo giornale oggi racconta che la candidatura della Zarina è stata decisa a Roma da Franco Bonferroni e da Berlusconi. Non ho alcun dubbio, e non fatico nemmeno a immaginare la “misteriosa” fonte e soprattutto non avevo bisogno di Repubblica per saperlo. Ciò che Repubblica dimentica di dire è che anche cinque anni fa il sindaco di Reggio era stato deciso a Roma: da Pierluigi Castagnetti e Massimo D’Alema. In quale altro modo santiddio avrebbe potuto “passare” a Reggio Emilia col 70% un sindaco democristiano dopo sessant’anni di sindaci comunisti? La smentita di Castagnetti era stata patetica. Lo scontro dunque è esattamente quello di trent’anni fa. Nella Dc. Fra correnti democristiane. Fra Bonferroni e Castagnetti. Me lo ricordo perfettamente, io che ero piccolo. Scontro sanguinario, di potere di interessi e perfino – chissà – di ideali. Fra destra e sinistra Dc. Fra preti dei ricchi e preti dei poveri. Le correnti Dc sono sempre state partiti veri e propri: nella struttura interna, nella formazione e selezione della classe dirigente, nella raccolta del denaro, nella distribuzione del potere, perfino nella conta dei voti. Come oggi, che hanno nomi di partiti diversi.Altro che Peppone e Don Camillo. Lo scontro vero – portato adesso a un livello solo più formalmente istituzionale – è fra Don Camillo e don Camillo. Peppone è morto trent’anni fa. Non hanno ancora trovato il cadavere, questo sì, e nemmeno il colpevole. Fatto che consente ai parenti di non rassegnarsi e agli amici di ostinarsi a sperare. O negare l’evidenza. Eppure è proprio morto. Qualcuno pensa suicidato. Lo pensavo anch’io. No. Come scriveva Pasolini nel suo famoso e terribile J’accuse: ho le prove, anche se non potrei portarle in tribunale. L’assassino è stato il suo storico nemico: Don Camillo. Ruini.

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