Modena: “tiene” il sistema cooperativo


MODENA, 7 AGO 2009 – Nel linguaggio dell’economia cooperativa non sono tornate le parole più gradite e attese, come fine della recessione e avvio della ripresa, ma sono ancora assenti termini come sfiducia e licenziamenti. Nel suo complesso, infatti, l’imprenditoria cooperativa sta manifestando anche nel 2009 una “tenuta” probabilmente migliore di altri sistemi di imprese, rispettando i patti mutualistici coi soci e mantenendo buoni livelli produttivi, di servizio e occupazionali. A evidenziarlo è la Direzione provinciale di Legacoop Modena (il “parlamentino” cooperativo di 58 componenti), riunitosi giorni fa, a conclusione dei tradizionali incontri settoriali di fine luglio, per discutere collegialmente dei bilanci aziendali 2008 e degli andamenti al semestre 2009 delle cooperative associate: un monitoraggio e una discussione impegnativi, per la persistenza della crisi economica che potrebbe far sentire il suo maggior “peso sociale” sull’occupazione in settembre-ottobre; per l’insufficienza delle misure finora adottate dai pubblici poteri e la necessità di ridisegnare strategie e posizionamento di molte imprese sui mercati di riferimento, anche studiando nuove forme di aggregazioni imprenditoriali.La fiducia e la capacità cooperativa di reagire alla crisi trovano comunque conferme da diversi elementi. Li tratteggia Roberto Vezzelli, presidente di Legacoop Modena: “Una buona accumulazione patrimoniale che sta ancora garantendo sostegno all’occupazione e agli investimenti produttivi; la buona tenuta del prestito sociale (quindi della fiducia delle basi sociali), il sostegno delle finanziarie cooperative e l’affidabilità dei rapporti con le banche locali. Aggiungo anche altri plus cooperativi, come la compattezza solidale delle strutture aziendali, manifestata ultimamente anche nei casi di maggiore tensione, e la partecipata trasparenza delle decisioni d’impresa, garantita a lavoratori e sindacati. Infine, non da ultimo, i buoni risultati dei bilanci 2008 che si riflettono, anche se più contenuti, sugli andamenti 2009”. “Senza nascondere –aggiunge Vezzelli– che la compressione dei margini operativi, il calo della redditività e la progressiva diminuzione degli utili aziendali, già registrata negli andamenti 2008, trovano però sempre maggiori riscontri ed alimentano forti preoccupazioni per le prospettive aziendali”.Prospettive che altri indicatori aziendali sembrerebbero, almeno a breve termine, indicare come positive. Nel 2008, infatti, le 159 piccole, medie e grandi imprese interregionali aderenti a Legacoop Modena hanno sviluppato un valore della produzione di 6.373 milioni di euro (+ 8,4% sul 2007), occupando direttamente 27.295 persone (in crescita del + 4,1% sul 2007 e con contratti di lavoro per l’86% a tempo indeterminato). In aumento anche le adesioni sociali che hanno raggiunto le 680.381 posizioni (+ 3% sul 2007, specie tra i soci delle cooperative di utenza come Coop Estense e Abitcoop) e il patrimonio netto delle cooperative che è salito a 1.991 milioni di euro, di cui 510 di capitale sociale.Questi ritmi complessivi di crescita, pur rallentati dalla crisi, trovano sostanziale conferma anche dal monitoraggio degli andamenti al primo semestre 2009, seppur con una differenziazione sempre più marcata tra settori e imprese. Più significativi, quindi, sono gli andamenti cooperativi nei diversi mercati di riferimento.COOPERATIVE AGROALIMENTARILe 33 cooperative agroalimentari hanno realizzato nel 2008 1.488 milioni di fatturato (+ 5,7% sul 2007), con 3.290 occupati (+ 10,8% sul 2007) e 25.569 imprenditori agricoli soci e un patrimonio netto di 339,3 milioni di euro.Il “fotogramma” dell’ andamento al primo semestre 2009 di questo comparto di eccellenza dell’economia modenese ha però evidenziato difficoltà sui margini delle filiere macellazione carni (suino e bovino), sul Parmigiano Reggiano, sul settore vitivinicolo: comparti dove si registra anche una lieve contrazione dei volumi, dovuta agli effetti della crisi e alla redistribuzione dei consumi sui segmenti di fascia bassa. Maggior tenuta, invece, nell’ortofrutta, nel molitorio, nei fitofarmaci e nei servizi all’agricoltura. Buoni tutti gli indicatori nel comparto dei salumi.COOPERATIVE DELLA DISTRIBUZIONECoop Estense, cooperativa di consumatori, sta continuando un lungo periodo di sviluppo, evidenziato da 1.376 milioni di vendite 2008 (+6,9% sul 2007), 5.667 occupati (+1,1% ), 583.218 soci (+ 3,3%) e 572 milioni di patrimonio netto.Molto dinamico anche il “sistema Nordiconad”. Nel 2008 il gruppo cooperativo Nordiconad e la rete di vendita dei suoi 628 soci dettaglianti hanno consolidato vendite per 1.422 milioni di euro (977,4 milioni solo la cooperativa capogruppo Nordiconad), in crescita del 5,4% sul 2007. L’occupazione complessiva è cresciuta del 4,8%, raggiungendo le 5.512 unità e il patrimonio netto della cooperativa i 144 milioni. Sul versante dei consumi delle famiglie queste due grandi imprese interregionali continuano a proporsi come “forza anti crisi”, tutelando i redditi delle famiglie con azioni “a monte e a valle” mirate al contenimento dell’inflazione, alla massima convenienza dei prodotti a marchio e alla sicurezza alimentare. Anche allargando la convenienza della propria offerta a sempre nuove aree di consumo, come i farmaci da banco, la telefonia e la benzina. Al di là degli esempi “eclatanti” dello sviluppo in Puglia e Basilicata (acquisizione di Coop Estense di quattro ipermercati Carrefour) e in Piemonte (realizzazione Nordiconad dello shopping center integrato del nuovo stadio della Juventus), anche nel 2009 Coop e Conad stanno mantenendo una crescita reale anche in provincia.COOPERATIVE DI PRODUZIONE E LAVORO E COOPERATIVE DI ABITANTIIl settore modenese delle costruzioni e progettazione (12 cooperative) ha raggiunto nel 2008 un valore della produzione di 1.337 milioni di euro (+ 22,6% sul 2007) con 2.705 occupati (+6,8%), di cui 1.807 soci lavoratori (+7,7% sul 2007) e 400 milioni di patrimonio netto.Nonostante un certo calo di redditività già manifestato, il settore si è affacciato al 2009 ancora solido, strutturato e senza manifestare particolari preoccupazioni per l’anno in corso. Anzi, CMB di Carpi e CPL di Concordia (reti energetiche) stanno sviluppando ulteriormente i loro cantieri in tutta Italia, sulla base di commesse già acquisite e piani di sviluppo concreti. Già attiva nel project financing, ancora CMB ha promosso con Unieco di Reggio e CLF di Bologna il Consorzio stabile Eureka per competere nell’area dei general contractor: è una formula innovativa che funziona, garantendo commesse e sviluppo. Questa capacità cooperativa di progettare in grande dà fiducia. Come, d’altra parte, ha dato fiducia la reazione di Cooperativa di Costruzioni di Modena che, dovendo fronteggiare un repentino calo degli ordinativi nell’immobiliare e nei prefabbricati del 25% sul 2008, ha potuto accompagnare l’attivazione di Cigo per 44 + 44 lavoratori a rotazione (su 420) col sostegno di uno strumento volontario di solidarietà di tutti i colleghi: una auto-tassazione progressiva, integrabile dalla azienda, per mantenere ai cassintegrati uno stipendio mensile di almeno 1.000 euro. E’ stato un segnale di coesione, di resistenza del “dna cooperativo”, che Legacoop ha additato come esempio per eventuali simili situazioni. . Nel mercato delle costruzioni, infatti, un ciclo di crescita decennale è finito e la recessione ègià realtà. Immobiliare e infrastrutture sono in flessione e senza interventi urgenti la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente nel 2010. Anche nell’housing sociale si incrocia la convergenza delle cooperative di costruzioni con quelle di abitazione (a Modena 3 cooperative con 20.321 soci, 31,3 milioni di ricavi 2008 e un patrimonio netto di 56 milioni), impegnate a dare risposte adeguate ad un’esigenza importante come la casa, specie per le categorie deboli o svantaggiate. Qui il discusso“Piano Casa” nazionale (già finanziato dal governo Prodi per 580 milioni e dall’attuale per 200) sembra ancora sulla carta, mentre in Emilia sta avviandosi un nuovo impegno degli enti locali: le risorse previste sono ancora scarse, ma tra le cooperative non mancano disponibilità e iniziative per rispondere a una domanda sociale esistente. Citiamo, come esempi, l’associazione (“Hoso Modello di Housing Sociale”) promossa da Politecnica (coop di progettazione), Unicapi (coop a proprietà indivisa) e Banca Etica per costruire o recuperare alloggi di qualità e a costi sostenibili, sia per l’affitto permanente che per proprietà a riscatto. Ed anche le misure di Abitcoop (cooperativa provinciale a proprietà divisa), che alla sua filosofia costruttiva a basso consumo energetico ha voluto affiancare la riduzione del -12,5 % dei canoni d’affitto dei soci assegnatari di alloggi in godimento temporaneo ed altre soluzioni agevolate (“Casa adesso”) per l’accesso alla casa in proprietà. Questi provvedimenti antinflattivi per fronteggiare la crisi delle famiglie possono integrarsi col risparmio energetico e i cambiamenti dell’offerta e della domanda edilizia, favorendo un processo su cui anche gli Enti locali potrebbero puntare (con piani PEEP e di edilizia sociale) per il rilancio del mercato delle costruzioni. E delle decine di comparti collegati: in primis l’impiantistico e il manifatturiero. E proprio nel settore industriale l’allarme crisi sta risuonando più forte.COOPERATIVE INDUSTRIALINel 2008 le 10 cooperative industriali modenesi hanno fatturato 314,5 milioni (+3,1% sul 2007) con 1.154 occupati (+1,7%) e 95 milioni di patrimonio netto.Qui la recessione dei mercati sta colpendo a macchia di leopardo. Nel corso del primo semestre 2009 le cooperative industriali modenesi evidenziano andamenti contrastanti, con alcune conferme dei volumi rispetto allo scorso anno, mentre si registrano contrazioni significative del giro d’affari nei settori meccanico (-38%), elettronico (-18%) e nei prodotti legati al mondo delle costruzioni (-27%).La crisi si sta affrontando con il ricorso agli ammortizzatori sociali, ma allo stesso tempo investendo in tecnologie e ricerca. Una strategia comune a diverse cooperative è relativa all’acquisizione di altre imprese, sia per diversificare le proprie attività, sia per estendere il proprio raggio d’azione a mercati nuovi o precedentemente affrontati in modo marginale.Dopo l’acquisizione della “Master” di Piacenza (46mila portoncini blindati l’anno per un fatturato di 18mila euro) da parte di Coop Legno, in partecipazione con le cooperative 3L di Imola e COCIF di Longiano (FC), è stata la volta di CSC di San Cesario, che ha esteso la propria gamma di prodotti per la casa con l’acquisizione di TP: azienda produttrice di spazzole adesive ed altri prodotti per i lavori domestici (ipotesi di aumento del fatturato: +20%).Altre cooperative industriali sono in trattativa con imprese commerciali allo scopo di creare nuovi sbocchi commerciali per i propri prodotti.COOPERATIVE DEI SERVIZIPiù preoccupanti le prospettive di alcuni comparti delle cooperative dei servizi all’impresa e alle persone: un settore di 75 imprese che nel 2008 ha fatturato 335,5 milioni (solo +0,6% sul 2007) con 6.750 occupati (+0,7%) e 372 milioni di patrimonio. I lavoratori del settore sono privi dei classici ammortizzatori sociali e attualmente sono tutelati dai cosiddetti ammortizzatori in deroga. Pochi cenni. Nella ristorazione CIR Food sta crescendo anche nel 2009, ma con un ritmo rallentato. E’previsto un giro d’affari di 381 milioni: +5,7% sul 2008. Nel modenese, con 112 strutture, sono preventivati quasi 60 milioni di ricavi. Le buone performance della cooperativa, ormai radicata su tutto il territorio nazionale, stanno consentendole la possibilità di acquisire aziende del comparto che versano in stato di crisi.Al di là della redditività ulteriormente calante, previsioni non ancora preoccupanti per le cooperative delle pulizie e del facility management, come Coop Service e Manutencoop. Buona la tenuta per le cooperative del turismo: Robintur ne è l’ esempio più dinamico e più in sviluppo, ma anche nel turismo ambientale (Coop La Lumaca) la domanda sta tenendo.Per le cooperative dei servizi specialistici all’impresa, come dell’informazione al cittadino e della comunicazione d’impresa (coi suoi 300 occupati Mediagroup98 rappresenta l’azienda leader), le gare d’appalto al ribasso e il taglio agli investimenti dei privati stanno già creando difficoltà al mantenimento degli assetti occupazionali. Anche nell’area della formazione sembra che la qualità e l’efficacia delle prestazioni non “paghino “più. In tensione un altro comparto dei servizi, quello dell’autotrasporto, con medie nazionali di calo dei fatturati a fine 2008 e inizio 2009 del 40% e picchi fino all’80%.Quello italiano è un comparto polverizzato di 100.000 operatori. Il calo dei fatturati delle imprese di autotrasporto conto terzi ha già causato nel 2008 un saldo negativo di 8.000 unità. Fita/Cna stima che altre 15.000 scompariranno nel 2009.Nonostante alcuni interventi normativi, è sensazione che il paese intenda abdicare al governo delle merci e dei flussi di traffico, consegnando a imprese straniere il settore, anche in un quadro di competizione sleale.A Legacoop Modena aderiscono nel comparto 5 imprese di 630 tra soci imprenditori e addetti (-5,8% sul 2007) e 93 milioni di fatturato 2008: -6,2% sul 2007.La crisi dei mercati si è riflessa sul queste 5 cooperative modenesi con un calo dei trasporti di oltre il 20% già nel primo semestre 2009 e con aumentate difficoltà a recuperare i crediti. Le imprese meno capitalizzate stanno affrontando una riorganizzazione strutturale, finanziaria e di approccio al mercato, che prevede ricapitalizzazioni, collaborazioni su funzioni e progetti.Va comunque sottolineato che il modello cooperativo tutela ancora la continuità lavorativa del “socio-padroncino” , sicuramente meno penalizzato rispetto a chi si trova ad affrontare questo mercato in “solitudine”.In difficoltà anche un altro comparto: quello della logistica e della movimentazione merci aderente a Legacoop.Ci riferiamo a 4 imprese, con 1.020 occupati (il 99% sono soci lavoratori) e 43 milioni di fatturato 2008: +2,7% sul 2007. Quelle aderenti a Legacoop sono aziende strutturate, inclusive ( il 27% dei lavoratori sono immigrati ), “regolari” e capaci di gestioni logistiche complesse, come nel caso di CFP e Movitrans CTF.La crisi dei committenti si è già trasferita su queste imprese col conseguente calo dei volumi di servizio. L’incidenza crescente dei costi (applicazione del CCNL) non riconosciuta dal mercato e la concorrenza sleale che altri operatori attuano attraverso lo sfruttamento del lavoro irregolare stanno inasprendo la congiuntura e un centinaio di soci-lavoratori sono sospesi in attesa dell’erogazione degli ammortizzatori in deroga che, nel frattempo, le cooperative hanno anticipato per non privare del reddito decine di famiglie. Le caratteristiche del comparto meritano un’ulteriore riflessione. La legalità e la qualità del lavoro modenese nella logistica, infatti, è sotto ai riflettori degli Osservatori provinciali e regionali e degli enti ispettivi. I dati Unioncamere Emilia Romagna attribuiscono alla provincia di Modena una presenza di 207 imprese di facchinaggio attive. Occupano oltre 4.400 addetti. Per il 66% sul totale queste imprese si presentano in forma cooperativa ( in gran parte sono cooperative “spurie”, cioè non associate e non vigilate da alcuna Centrale cooperativa) ed occupano quasi il 90% degli addetti del settore. E’ sensazione di Legacoop che la presenza di imprese di facchinaggio sia ancora più consistente e che dietro ai numeri si nasconda un sistema di illegalità diffusa difficile da sconfiggere: un sistema di concorrenza sleale attuato da operatori del settore attraverso lo sfruttamento del lavoro irregolare e del non rispetto delle regole.Senza la lealtà e la responsabilità sociale di tutti i committenti questa piaga non verrà sanata.Infatti, l’attività repressiva su questi fenomeni, diffusi particolarmente nell’area delle ceramiche e della lavorazione carni, sta dando risultati crescenti, ma non ancora sufficienti a estirpare un fenomeno che sta inquinando il tessuto economico e civile modenese.COOPERATIVE SOCIALILe cooperative sociali aderenti a Legacoop Modena (23 imprese di tipo A e B) hanno sviluppato nel 2008 un valore della produzione di 67,7 milioni (+10,1% sul 2007), con 2.188 addetti e un patrimonio netto di 12,7 milioni di euro.Rappresentano quel privato sociale sempre più sta contribuendo al buon livello del welfare locale, rispondendo a bisogni sociali emergenti e sempre più estesi, anche con la gestione di strutture complesse. Anche nel 2009 il problema sembra essere quello della redditività. Gare al ribasso (non tutte le Amministrazioni ricordano che la L381 prevede per gli appalti sotto soglia l’affidamento diretto alle cooperative di tipo B, quelle per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate…), allungamento dei tempi di pagamento da parte dei pubblici committenti e scarso riconoscimento dei costi del lavoro rendono ancor più gracili strutture già deboli. Non esistendo in pratica utili d’impresa, le cooperative non possono autofinanziarsi per gli interventi strutturali e innovativi necessari. La prossima sfida che attende la Cooperazione Sociale è quella di superare il suo ruolo attuale di collaboratore e cooperatore del committente e diventarne il partner per le politiche di investimento di lungo periodo.

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