Modena, per il manifatturiero crescita modesta


Parlare di ripresa economica è ancora una volta eccessivo: meglio ripresina, miglioramento oppure – parole testuali della Camera di Commercio – “crescita, seppur modesta”. Il comparto manifatturiero muove gli indici verso l’alto, con una novità rilevante: l’aumento degli ordinativi sul mercato domestico, ossia la lenta ripartenza dei consumi interni dopo anni passati a sopravvivere con l’export. Che aumenta a sua volta, e più del domestico: +15,8% contro il +7,3 dei consumi interni. Le esportazioni pesano in media il 40% nei ricavi delle imprese manifatturiere, toccando punte del 60%. Arrivando alle prospettive degli imprenditori nella manifattura, la tranquillità prevale sia sulla speranza che sul pessimismo: sei su dieci si aspettano affari in linea con quelli procacciati nel 2016; e tre su quattro si sentono di garantire che non lasceranno a casa nessuno. Entrando nel merito dei vari settori è la maglieria a dar vita al colpo di reni più netto, registrando una produzione aumentata del 6% dopo nove mesi di segno negativo: il fatturato cresce appena del 2,7% ma c’è speranza. Sempre più esterofila la ceramica, che perde il 6% nel consumo interno ma guadagna il 4 negli ordinativi dall’estero e aumenta sia produzione che fatturato. In crescita e controtendenza è la produzione legata ai metalli, dove la domanda interna cresce del 28,4%, quella estera del 19.  Il biomedicale continua a galoppare nel post-sisma: +22% la produzione, pur con un saldo di ordini ricevuti lievemente negativo. Le dolenti note riguardano le apparecchiature elettroniche, con un calo produttivo del 5%, e i mezzi di trasporto, dove i volumi diminuiscono addirittura del 15. Migliora il fatturato ma peggiorano le prospettive, con qualche timore legato soprattutto alle probabili scelte protezionistiche degli Stati Uniti d’America.

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