Modena: gli enti locali possono fare di più


MODENA, 11 SET 2009 – C’è ancora tanto da fare, ma il giudizio complessivo di Donato Pivanti sull’operato degli enti locali per arginare gli effetti della crisi economica è sostanzialmente positivo. "Piuttosto", ci dice ancora il segretario generale della Cgil di Modena, "chi manca all’appello è il Governo. Nel settore dell’automobile per esempio. L’industria meccanica del modenese è fatta soprattutto di piccole e medie imprese che si occupano di componentistica. Se il Governo continua a non darsi una strategia per una politica dell’auto finirà, come già sta succedendo, che l’industria automobilistica si concentri nel centro Europa. Siamo l’unico paese che consuma 2 milioni d’auto e ne produce solo 600mila". Con il rischio che uno dei due settori trainanti del tessuto produttivo modenese, insieme al ceramico, fugga verso nord. "In parte sta già avvenendo – spiega ancora Pivanti – Faccio un esempio. A Modena c’è una presenza importante del gruppo Bosch e di altre aziende. Se il cuore internazionale dell’automobile si sposta verso la Germania, tutte le altre parti lo seguiranno".Una deriva cui può porre un freno soltanto una seria programmazione a livello centrale. BENE L’ACCORDO REGIONALE – Tuttavia, gli enti locali possono impegnarsi su altri fronti, per rendere meno traumatico e più rapido possibile il superamento della crisi. "In parte lo hanno fatto – sostiene Pivanti – a cominciare dalla Regione: l’accordo per l’uscita dalla crisi, con l’allargamento degli ammortizzatori e della cassa integrazione credo che sia un fatto importante, perché si pone l’obiettivo di evitare i licenziamenti". Un accordo che Confindustria, nella prima fase, non voleva siglare. "Poi hanno cambiato idea, così gli scontri durissimi che abbiamo avuto all’inizio dell’anno non si sono ripetuti. Ora non assistiamo più, in provincia, ad attacchi massicci all’occupazione", dice Pivanti, chiarendo comunque che qualora le imprese volessero pareggiare l’occupazione alla scarsa produzione "lo scontro sociale sarebbe inevitabile".COMINCIARE DALLA CASA – Anche gli enti locali modenesi non sono stati a guardare. "Comuni e Provincia hanno fatto molte cose buone", dice il segretario della Cgil. "Penso agli accordi sulla cassa integrazione, allo spostamento e alla riduzione delle rette sulla base della nuova situazione economica". Ma non mancano le aree in cui si potrebbe fare di più, soprattutto sul versante casa. Pivanti ne indica tre. "Primo, i mutui, sui quali una parte d’intervento c’è stato, con lo spostamento di un anno dei pagamenti, grazie anche agli accordi della Provincia con una serie di banche. Secondo, gli affitti: nonostante gli appartamenti sfitti e il forte rallentamento dell’edilizia, gli affitti non calano significativamente". La Cgil modenese, a tal proposito, si è impegnata in una campagna per la creazione di un fondo territoriale per gli affitti, cui dovrebbero partecipare le fondazioni e non solo, e che potrebbe garantire il pagamento per coloro che si ritrovano momentaneamente senza reddito in modo da evitare gli sfratti. "Nel modenese le procedure di sfratto aperte sono ormai 900 – dice Pivanti – Abbiamo lanciato la campagna da due-tre mesi, la disponibilità delle fondazioni c’è: ora bisogna stringere, Comuni e Provincia devono coordinare il tutto". Terzo punto è il sostegno alle condizioni di povertà, che oramai riguardano una fetta importante della popolazione modenese. "Noi consideriamo povere le famiglie con un reddito inferiore a 12mila euro. Il 12-13% della popolazione è oggi sotto questa soglia". Su questo fronte, sono i Comuni a doversi muovere. "Devono riorganizzarsi, valorizzare il lavoro pubblico e gestire meglio la spesa. Credo che oggi ci sarebbe bisogno di qualche rotonda in meno e di qualche intervento in più sull’edilizia scolastico-abitativa. Anche su questo registriamo la disponibilità delle grandi fondazioni modenesi a partecipare a una società di carattere regionale per la costruzione o il recupero di costruzioni già esistenti, da destinare ad affitti concordati".RIORGANIZZARE LA SPESA PUBBLICA – Anche a livello di programmazione degli interventi in ambito sociale i Comuni possono migliorare, secondo Pivanti, imparando a coordinarsi. "Non è giusto – sostiene – che da paese a paese i servizi variino così tanto: occorre un intervento di armonizzazione, almeno all’interno di ciascuno dei 7 distretti modenesi". La proposta è di creare un fondo comune per gestire i servizi ad un livello superiore, in modo da unire gli sforzi e omogeneizzare i benefici alla persona. Un lavoro di cui si dovrebbe occupare l’amministrazione provinciale. Pivanti fornisce un esempio: "Fiorano ha 16mila residenti e aveva 16mila dipendenti. Anche dopo aver subito come tutti gli altri il taglio dell’ICI, il Comune di Fiorano ha molte più risorse che gli arrivano dalle addizionali sull’Irpef, rispetto al comune di fianco, che ha meno forza lavoro ma ha più residenti. GIU’ LE TARIFFE – Infine, i Comuni possono fare un’altra cosa: "Dovrebbero agire sulle tariffe, in quanto proprietari della maggioranza di Hera". La partecipata dell’energia modenese è in fase di riorganizzazione: in ballo c’è la discussione sul piano industriale e sugli investimenti futuri. Pivanti è chiaro: "Sappiamo che Hera serve ai comuni che vi partecipano per appianare i bilanci, così come serve ai privati per ricavarne profitti, ma è ora decidere cosa vuole essere Hera: vanno bene i profitti, ma chi l’ha detto che devono essere sul 7%?" Il profitto in tempi brevi a tutti i costi è la stessa causa della crisi finanziaria internazionale. "Probabilmente – dice Pivanti – sarebbe utile e responsabile un profitto intorno al 5 o 6%, soprattutto se questo significasse da un lato tariffe più basse, dall’altro investimenti sulle energie alternative e sulla ricerca".I margini per rendere più efficace l’azione anticrisi degli enti locali, dunque, ci sarebbero. "Certo – chiude Pivanti – molto più di questo ai Comuni non si può chiedere, anche perché nel frattempo il Governo continua ad erodere la loro capacità di agire".

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