Modena, colpo all’economia dei casalesi


© Trc-TelemodenaMODENA, 25 MAR. 2010 – Hanno colpito il cuore economico dei casalesi con un’indagine durata anni e denominata Yanez. L’anno scorso i carabinieri avevano messo le manette a 44 persone, ora sono arrivati a ricostruire tutto l’ingente patrimonio che la camorra nel tempo aveva reinvestito in beni mobili e immobili di vario tipo. 37 gli edifici in costruzione finiti sotto sequestro, per lo più ville e palazzine che erano in fase di realizzazione nel casertano. Ma anche 4 appartamenti, due a Modena in via Selmi e via San Michele, e una villa a Tropea, locali sfarzosi in uso al clan o in affitto. E ancora: 15 uffici, 39 autorimesse, 20 lotti di terreno edificabili, tra cui uno a Camposanto, in via Fermi; poi un bar, un night, un internet point, oltre a vetture, camion, moto.Un ingente patrimonio distribuito tra l’Emilia e l’agro aversano, acquisito grazie alle estorsioni agli imprenditori campani che lavoravano a Modena e alle bische che il clan aveva aperto sotto la Ghirlandina. Sotto sequestro anche 10 società edili, con sedi a Nonantola, in provincia di Bologna e nel casertano, tutte gestite dagli uomini del clan di Francesco Schiavone, detto Sandokan.I 90 fra parenti e prestanome, intestatari dei beni della camorra a cui sono stati apposti i sigilli, ruotano tutti attorno a Sandokan, e ai due fedelissimi che aveva mandato a Modena a gestire gli affari: Giuseppe Caterino prima e Raffaele Diana poi, i quali, anche se ora sono in carcere, continuano ad avere grande influenza e possibilità di decisione per quanto riguarda gli interessi in Emilia.Oltre ai sequestri, valore complessivo 50 milioni di euro, sono tornate in carcere tre persone: Loris Pinelli, 60 anni, di Modena e Luigi Biolchini, 55, di Pavullo, considerati i gestori delle bische locali dei casalesi, e Luigi Diana, 41 anni, il tramite con il clan. Erano tornati liberi solo da qualche mese.Immediato il plauso bipartisan al lavoro dei carabinieri, dal candidato del Pdl Andrea Leoni, ma soprattutto dal sindaco di Modena, Giorgio Pighi, che pone l’accento proprio sull’importanza di aver inciso sui beni economici della camorra. E gli inquirenti assicurano: si continuerà su questa strada.

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