Modena alle prese col rispetto delle norme di sicurezza


MODENA, 25 AGO. 2010 – Un mese fa il sindacato degli edili della Cgil ha lanciato in Emilia Romagna una campagna contro il nuovo caporalato nei cantieri. Una serie di infortuni avvenuti a Modena riportano ora d’attualità quell’iniziativa che sembra essere passata come se nulla fosse. L’ultimo degli infortunati è un muratore tunisino che stamattina è stato travolto da una cascata di tubi metallici. Il materiale, utilizzato per le impalcature, gli è piombato addosso da un pallet che all’improvviso si è sganciato. Ieri pomeriggio, sempre a Modena, in un cantiere alla Fossalta, un operaio cinese è invece caduto da sei metri, dopo che è crollata la copertura di un capannone su cui si trovava. Più o meno nello stesso tempo a Fiorano a effettuare un altro volo dall’alto è stato un lavoratore che sul tetto di una ceramica.COSA DICE LA CGIL"Questi incidenti, come spesso accade – dichiara Sauro Serri, segretario provinciale Fillea Cgil di Modena in una nota – non sono quasi mai causa causati dalla fatalità. Spesso si tratta invece di mancata applicazione delle norme antinfortunistiche e dell’inosservanza della norma che prevede l’uso dei dispositivi di protezione individuale, la Dpi. Inottemperanze di cui sono principalmente responsabili gli stessi datori di lavoro, che sono tenuti per legge a fornire tutti i dispositivi di sicurezza, e una volta forniti, sono tenuti a vigilare sull’uso dei dispositivi stessi e sull’applicazione delle norme di sicurezza".La contraddizione segnalato dalla Fillea riguarda la non obbligatorietà di seguire corsi sulla sicurezza per chi è lavoratore autonomo a partita Iva. Lezioni che invece i dipendenti hanno l’obbligo di frequentare. Paradossalmente, il dipendente ha l’obbligo di questa frequenza iniziale per un minimo di formazione in accesso al settore, il suo datore di lavoro no". "Questo – prosegue il segretario provinciale Fillea-Cgil – è uno dei problemi del comparto: la possibilità per chiunque di inventarsi competenze che non ha, ed avviare un’attività imprenditoriale in edilizia. Un altro problema è l’uso strumentale, da parte delle aziende appaltanti, di lavoratori a partita Iva: molte volte dietro questa formula si cela una modalità per superare le normative inerenti la regolarità e la sicurezza"ANCHE LA CISL INTERVIENEPer Pasquale Coscia, responsabile politiche del lavoro della Cisl di Modena, "anche l’edilizia dovrebbe controllare la propria filiera" per garantire la sicurezza dei lavoratori. "E’ chiaro che c’é una carenza nell’osservanza delle norme di prevenzione degli infortuni e tutela della sicurezza che chiama in causa prima di tutti i datori di lavoro – osserva Coscia – Anche i lavoratori, però, devono applicare le misure di protezione, non tanto e non solo per essere formalmente in regola, quanto per tutelare innanzitutto la loro salute e incolumità".In riferimento all’infortunio che ha coinvolto ieri un cittadino cinese a Fossalta, il sindacalista della Cisl si chiede se il committente, cioè l’impresa che ha affidato i lavori, abbia verificato scrupolosamente i requisiti tecnici e professionali dell’operaio edile e dei suoi colleghi. "Gli enti ispettivi accerteranno eventuali irregolarità, ma è chiaro – sottolinea Coscia – che anche in edilizia esiste un problema di controllo delle imprese che intervengono negli appalti e subappalti. Quella che ha commissionato il lavoro, quasi sempre italiana e in regola, non può disinteressarsi di chi interviene nelle varie fasi della produzione e magari è costretto a lavorare e vivere in condizioni di semi-schiavitù".

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