Moda, la Itc-Ferré sulla strada dello smantellamento


BOLOGNA, 17 APR. 2012 – Delocalizzazione in arrivo per lo stabilimento Itc di Bologna, costola del gruppo d’alta moda Ferré. A lanciare l’allarme sono i lavoratori che, dopo aver incrociato le braccia, si sono radunati in presidio davanti ai cancelli di via Stendhal. "1980-2012 Gianfranco Ferré Made in Italy. 2013-… Gianfranco Ferré Made in China", recita uno degli striscioni preparati per manifestare. Secondo la Filctem-Cgil in arrivo per 23 dei 55 lavoratori sono in arrivo lettere che annunciano la cassa integrazione a zero ore. Un segnale che viene interpretato come preludio all’interruzione dell’attività di modelleria, cad e sartoria nello stabilimento bolognese."Ci hanno comprato a peso d’oro, adesso ci buttano come ferro vecchio", recita un’altro cartello esposto di fronte alla fabbrica dai dipendenti – quasi tutte donne, che hanno raccontato ai giornalisti il loro stupore per come si sta comportando l’azienda. Dopo aver realizzato "praticamente da soli" la collezione presentata alla settimana della moda milanese a fine febbraio, infatti, avevano iniziato già a lavorare alla precollezione primavera-estate 2013. "Oggi – hanno raccontato ai giornalisti – avevamo appuntamento con lo stilista. Venerdì sarebbe dovuta venire la modella per le prime prove. Ora non sappiamo cosa succederà. C’è grande confusione. Già da un po’ sembrava sempre una gestione di emergenza: prima della sfilata di Milano, ad esempio, nessuno è venuto nemmeno a controllare a che punto era il lavoro".La Gianfranco Ferré Spa, per voce del suo legale, smentisce di avere intenzione di dismettere le attività dell’Itc di Bologna. "Per ora nessuno è in cassa integrazione e l’azienda non ha ancora preso nessuna decisione. Ne discuteremo correttamente con i sindacati", dice all’Ansa l’avvocato Giuseppe Strano. Per il legale il ricorso alla cassa integrazione è legato al cambiamento di scenario "che non riguarda solo il gruppo Ferré, ma tutti. La prototipia – non la produzione vera e propria che è da sempre esternalizzata – non è un processo continuativo, i dipendenti possono essere messi temporaneamente in cassa integrazione". Una risposta che non convince il sindacato. "A noi va benissimo se hanno cambiato idea – ha detto Roberto Guarinoni della Filctem Cgil – ma ci crediamo poco. Per questo chiederemo comunque un tavolo presso il ministero perché siano rispettati gli accordi presi al momento dell’acquisto". Per il sindacalista, l’azienda, ha già parlato "esplicitamente" di cassa integrazione fino al dicembre del 2012. "Il che – è la conclusione di Guarinoni – presuppone il decentramento dell’attività svolta presso Itc. Decentramento cui è stato accennato esplicitamente dall’azienda".

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