La crisi vista dall’impresa manifatturiera modenese Confapi pmi Modena 



modena 27 luglio Sono stati presentati i dati della prima rilevazione dell’Osservatorio sul manifatturiero lanciato da Confapi pmi Modena lo scorso maggio. Obiettivo dell’iniziativa delineare una panoramica sulla percezione della crisi e sullo stato delle imprese del settore per individuare temi, azioni e strumenti di lavoro che permettano di superare la difficile fase di crisi nella quale si trovano da oltre 2 anni. «Confapi pmi Modena – sottolinea il Presidente Dino Piacentini – ha voluto implementare le proprie attività con uno strumento di confronto diretto con il mondo delle imprese del settore manifatturiero, settore storicamente fulcro dell’economia modenese. Attraverso più rilevazioni di carattere generale e tematico vogliamo identificare urgenze e richieste del comparto per estendere i campi di intervento dell’Associazione, portando avanti le istanze della categoria e creando nuove occasioni di confronto, a livello politico ed economico, con gli attori della città e della provincia per sostenere fattivamente il rilancio economico di queste realtà».
 
Forte l’apprezzamento nei confronti dell’iniziativa che ha visto la partecipazione di quasi un terzo degli intervistati (un campione di circa 300 imprese) che nei prossimi mesi saranno consultati per ulteriori approfondimenti. La crisi e le prospettive di ripresa sono stati i temi al centro del primo questionario dal quale emerge – nell’ultimo anno – un andamento delle attività in lieve miglioramento rispetto al periodo precedente per il 54,6% delle aziende, fattore che porta gli imprenditori a prevedere una sostanziale stabilità per il prossimo futuro. Appare, invece, disomogenea la percezione dell’andamento complessivo del settore manifatturiero che, per poco più di un terzo degli intervistati (39%) sarebbe migliorato nell’ultimo anno, mentre per la parte restante sarebbe stabile (29,8%) o persino peggiore (30,9%). In questo caso, le previsioni a breve termine tracciano uno scenario di cauto ottimismo, permeato da una sostanziale stabilità. 

Sul fronte degli investimenti, prevale la percezione di un periodo ancora di stallo per il 47,7% degli intervistati, i quali non reputano questa fase un buon momento per investire nell’industria del nostro Paese. Il 63,5% degli imprenditori sostiene poi che gli istituti di credito abbiano giocato un ruolo determinante nel peggioramento dell’attuale situazione economica, mentre il 33,3% degli intervistati sostiene che questi non abbiano avuto nessun ruolo sull’andamento economico nazionale. La difficoltà dei mercati finanziari e di alcune istituzioni bancarie e assicurative ha tuttavia coinvolto più del 30% delle imprese del territorio, mentre oltre l’80% di esse è stata coinvolta dalla crisi globale. 

Sul tema della rappresentanza, il questionario rileva una percezione negativa del ruolo della grande industria nazionale che con le proprie politiche avrebbe – per oltre il 50% degli imprenditori intervistati – aggravato la situazione dell’economia nazionale. Le piccole e medie imprese si confermano invece attori centrali per il rilancio attraverso l’esercizio di buone pratiche di gestione e di consolidamento della propria attività (48,8% del campione) nonostante le difficoltà contingenti. Guardando all’estero, il confronto tra imprese decreta una minore competitività italiana con altre realtà straniere, un confronto che, per il 52,1% degli imprenditori, vede le aziende “nostrane” poco attrattive e non in grado di competere a livello internazionale, mentre per il 41,4% degli intervistati la soluzione rimane stabile rispetto al passato. Gli intervistati esprimono poi incertezza sull’andamento economico dei prossimi mesi e sull’incidenza della crisi: il 46,8% del campione ritiene che i prossimi mesi saranno ancora connotati negativamente, mentre il 28,1% degli imprenditori è ottimista e il restante 25% non sa ancora cosa riserverà l’immediato futuro alla propria impresa. Sulle previsioni di fine crisi, solo pochi intervistati indicano un riferimento temporale preciso (per il 2% la crisi finirà entro il 2011, per l’11,3% nel 2012, per il 9,2% nel 2013, per il 9,2 nel 2014); per il 21,6% la crisi non finirà e il 34% del campione non ipotizza un riferimento temporale neanche indicativo.
 
«Dalla rilevazione – commenta Piacentini – emerge con forza lo stato di difficoltà nel quale le imprese si sono trovate e si trovano tuttora. Ma emerge anche l’impegno che il settore manifatturiero modenese, forte della sua storia, continua a infondere nella propria attività che alimenta, da oltre cinquant’anni, una storia costellata di eccellenze. Centrale a tale riguardo, proprio il ruolo delle piccole e medie imprese, motore dell’economia italiana e modenese, che portano avanti con rigore e determinazione la propria attività, nonostante il ruolo spesso accentratore della grande industria e le cattive pratiche delle banche che non tengono nella dovuta considerazione il soggetto principale (oltre il 90% delle imprese nazionali sono PMI) dell’economia nazionale. Dalle risposte degli intervistati – conclude il Presidente Confapi pmi – si rileva un timido ottimismo per il futuro, cautela d’obbligo per chi, conoscendo il valore del lavoro e credendo fortemente nel radicamento al territorio, predilige non affidarsi a speranze e promesse per continuare a investire su un impegno quotidiano». 
 
La prossima rilevazione dell’Osservatorio è prevista per il mese di settembre e riguarderà il tema della rappresentanza e la sua percezione da parte della base associativa. 
 


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