Il Banco Popolare sfida i mercati con la super fusione


modena 19 luglio Nuovo cambio di scena nella lunga storia del Banco S.Geminiano e S. Prospero.Il Banco Popolare infatti sfida i mercati in subbuglio con una super fusione.Saranno i soci, in un’assemblea straordinaria che sarà convocata entro novembre a Verona, a dare il battesimo al «nuovo» Banco Popolare, con una struttura semplificata, meno costosa e «più popolare», in una sorta di ritorno al passato per guardare e affrontare il futuro.Il progetto di banca unica è stato approvato venerdì dai consigli di sorveglianza e di gestione dopo una discussione «ampia e complessa» che alla fine ha portato a «una scelta unanime» come sottolinea il presidente del consiglio di sorveglianza Carlo Fratta Pasini presentando a Milano i dettagli della nascita di quella che viene definita la «Grande Banca Popolare».Un modello che vede la fusione per incorporazione nella attuale capogruppo delle banche spa territoriali (la Popolare di Verona, quella di Lodi e quella di Novara, mentre resta fuori dal perimetro dell’operazione la controllata Credito Bergamasco che rimane quotata in Borsa) e azzera il modello duale che attualmente governa il Banco con due consigli: uno di sorveglianza con 20 membri, dove sono rappresentate le componenti territoriali e che dà gli indirizzi strategici, e uno di gestione con 12 componenti, che si occupa della parte più operativa.Il “nuovo” Banco Popolare sarà dunque una banca operativa (oggi di fatto è solo una holding che non esercita attività creditizia) con un consiglio di amministrazione unico, sarà nell’assemblea di novembre che verranno eletti il nuovo consiglio di amministrazione e il presidente. Qualche cifra: i 608 milioni previsti per il 2013 (contro i 308 del 2010) diventano 647 e i 953 milioni del 2015 passano a 997. E con un pay out confermato al 40% la cedola per soci e azionisti si prospetta un po’ più ricca di quella stimata.La semplificazione e la riorganizzazione farà ridurre l’organico di altri 650 bancari che si aggiungono agli altri 1.120 già previsti dal piano industriale. Esclusi anche aumenti di capitale. Ok al progetto anche del deputato del Pd Gianni Dal Moro: «Una scelta sicuramente positiva, utile per la banca e per il territorio».

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