LEGACOOP MODENA- ECCO LE PREVISIONI SUL 2011


MODENA 18 OTTOBRE Un 2010 mediamente in crescita, un 2011 stabile o in flessione, a seconda dei settori, e un 2012 con diverse criticità: questo, in sintesi, lo scenario delineato dalla Direzione Provinciale di Legacoop Modena, riunitasi nei giorni scorsi.L’organismo di rappresentanza ha analizzato i dati elaborati dall’Ufficio Studi Legacoop Modena sull’andamento 2010 di un campione rappresentativo di cooperative aderenti, sulle prospettive di chiusura 2011 e sulle previsioni per il 2012: quello che ne è scaturito è un quadro che – pur dimostrando una migliore capacità di “tenuta” delle cooperative rispetto alle altre imprese, soprattutto in termini di solidità patrimoniale e salvaguardia dell’occupazione – desta molte preoccupazioni. Le risorse spese per fronteggiare la crisi si stanno esaurendo, la situazione economica del paese resta critica e la Manovra approvata a fine settembre da un lato colpisce direttamente le cooperative, dall’altro non presenta alcuna strategia per affrontare in modo strutturale la crisi e rilanciare la crescita e lo sviluppo.In questo contesto, alcuni settori della cooperazione registrano volumi d’affari comunque in crescita – è il caso dell’agroalimentare, il cui fatturato complessivo nel 2010 è aumentato del 4,3% e si prevede farà altrettanto quest’anno, della distribuzione, delle cooperative sociali – altri registrano un recupero nel 2010 rispetto al 2009, ma su livelli nettamente inferiori al 2008 (movimentazione merci, industriali), altri ancora segnano preoccupanti flessioni (abitazioni, autotrasporto, costruzioni – fatta eccezione per realtà di grandi dimensioni e diversificate come CPL Concordia, che invece cresce a doppia cifra).Ma ciò che preoccupa quasi tutti i settori in egual misura è la fortissima contrazione della marginalità, che in taluni casi mette a repentaglio la stessa possibilità di raggiungere il pareggio di bilancio.Sul fronte occupazionale, i dati confermano la vocazione delle imprese cooperative alla salvaguardia del posto di lavoro, che ha portato – oltre all’uso di ammortizzatori sociali e al ricorso a contratti di solidarietà (es. alla CdC i lavoratori si sono autotassati per sostenere i colleghi a più basso reddito) – a contenere le perdite molto meglio rispetto alle altre imprese: i dati del primo semestre 2011 parlano di un -1,1% complessivo, dato da alcuni settori in crescita (agroalimentare + 4,4%) e altri in netto calo (autotrasporto, sociali ecc.). Da notare anche la qualità dell’occupazione nell’ambito delle imprese cooperative: il 94% dei lavori ha un contratto a tempo indeterminato, e il saldo al 30 giugno 2011 è di oltre 17.800 lavoratori, quindi poche decine in meno rispetto al 2008, periodo “pre-crisi”. Ma,LegaLega Provincialedelle Cooperative e MutueModenaComunicazione e Immagine2stando così le cose, le previsioni per il 2012 sono pessimistiche e parlano di occupazione in ulteriore calo, se non si riuscirà a far ripartire il Paese.Infine, un dato che accomuna la maggior parte delle cooperative è la stabilità del rapporto con gli istituti di credito, grazie alla solidità patrimoniale che le contraddistingue; anche se iniziano ad intravvedersi ostacoli in alcuni settori e, soprattutto, cresce la preoccupazione rispetto alla capacità nel medio-lungo periodo, da parte delle banche, di fronteggiare la perdurante crisi finanziaria.In sintesi, il sentiment sulla chiusura del 2011 e l’andamento del 2012 per le cooperative associate a Legacoop Modena parla di punti di debolezza e punti di forza. Rientrano nei primi le difficoltà di alcuni settori, che richiedono la messa in campo di una capacità di innovazione finora inesistente; il basso grado di internazionalizzazione; la preoccupazione per il rispetto dei tempi di pagamento dei clienti e dei fornitori, soprattutto – ma non solo – per le cooperative che lavorano con la P.A.; la concorrenza sleale e le cooperative spurie, un problema evidente ma non ancora risolto.Punti di forza si riconfermano la solidità patrimoniale, la solidità della base sociale, il rapporto con le banche.La Direzione Provinciale Legacoop ha poi analizzato le ricadute della Manovra approvata dal Governo a fine settembre sulle cooperative: la manovra, come si sa, colpisce l’Ires, l’imposta sul reddito di impresa, che alle cooperative viene applicata non sul 100% degli utili ma (a parte l’esenzione totale per le coop sociali, che ora viene meno ) su un’aliquota che variava, prima dell’intervento della manovra, fra il 20% delle coop agricole e il 70% delle banche di credito cooperativo. A livello nazionale, la manovra colpisce in questo modo 83 mila imprese cooperative, per un totale di 1 milione e 100 mila occupati, che producono un fatturato di 127 miliardi di euro, e rappresentano il 7,5% del PIL italiano. Aumentando la quota di utili tassabili, il Governo pensa di ricavare almeno 200 milioni di euro, in realtà gli analisti concordano su una stima del gettito che oscilla fra i 60 e gli 80 milioni di euro.Per quanto riguarda le cooperative aderenti a Legacoop Modena, considerando nel calcolo ipotetico gli utili 2010 la perdita delle agevolazioni fiscali si tradurrà in una maggiore tassazione dell’Ires pari a 2 milioni 352 mila euro circa, di cui quasi 670 mila euro a carico di Coop Estense, oltre 482 mila euro a carico di Nordiconad, quasi 62 mila euro a carico delle coop agricole, 5 mila euro a carico delle cooperative sociali (in precedenza esenti, e ora tassate per il 3% degli utili), e 1 milione e 133 mila euro a carico delle PL e delle altre cooperative.Alla luce di questa analisi, la Direzione Legacoop Modena ha quindi ribadito la propria forte preoccupazione per una manovra che, oltre a costituire un provvedimento contro la crescita e contro il merito nel momento in cui aumenta il prelievo fiscale delle cooperative, non prevede nulla di concreto e credibile per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, e anzi prefigura tagli che minacciano ricadute pesantissime anche sul sistema delle cooperative. E’ il caso dei tagli alle Pubbliche Amministrazioni: nei prossimi anni, infatti, per mantenere gli stessi livelli di welfare, gli enti locali saranno costretti a ridurre le tariffe, oppure a chiedere più lavoro allo stesso prezzo. Con la prevedibile conseguenza di una grave compromissione dei servizi socio-sanitari-educativi e della perdita di centinaia di posti di lavoro per svantaggiati e disabili

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