DISTRETTO AREA NORD NUOVA SEDE DI CONFINDUSTRIA MODENA


modena 16 settembre Nel distretto Area Nord fanno capo a Confindustria Modena 112 aziende, che nel complesso realizzano un fatturato di circa 3,3 miliardi di euro e contano oltre 13.000 dipendenti. Il comparto più rappresentato è quello metalmeccanico (27 per cento), seguito dall’edilizia (20 per cento) e dal biomedicale (14 per cento). Per offrire agli associati del distretto Area Nord servizi sempre più efficaci, l’associazione degli industriali modenesi ha deciso di trasferire la propria sede in nuovi locali dotati delle tecnologie più innovative: la nuova sede si trova nel “Direzionale 110” a Medolla, in via Statale 12, numero 110 interno 8. L’inaugurazione si terrà giovedì 29 settembre 2011 alle ore 17.Dopo la cerimonia del taglio del nastro, si terrà una tavola rotonda dal titolo “Area Nord: quali strategie per competere? Opportunità e vincoli di un territorio a forte vocazione industriale”. Protagonisti del dibattito saranno il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Gaetano Maccaferri, l’assessore regionale alle Attività produttive Giancarlo Muzzarelli, l’amministratore delegato della Bellco Stefano Rimondi e il presidente di Wam Group Vainer Marchesini. Modererà l’incontro Ettore Tazzioli, direttore di Trc Telemodena.L’Area Nord è composta da nove comuni (Camposanto, Cavezzo, Concordia, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, San Felice, San Possidonio e San Prospero), con una popolazione complessiva di circa 87.000 abitanti. Ai settori più tradizionali come il metalmeccanico, l’agroalimentare, l’edilizia e il tessile, da alcuni decenni l’Area Nord ha saputo affiancare un comparto di grande rilievo, il biomedicale, che ha portato nella zona le più importanti multinazionali del settore. Come segnala una ricerca realizzata da K Finance per conto di Confindustria Modena lo scorso anno, «i punti di forza di quest’area sono una maggiore presenza di imprese medio-grandi rispetto alla provincia nel suo complesso e una buona solidità finanziaria, in particolare nei settori del biomedicale, della meccanica, delle utility e del tessile. C’è una cultura diffusa e un clima sociale favorevole allo sviluppo, oltre alla presenza di capitali e competenze manageriali portate da azionisti finanziari o da multinazionali estere, soprattutto nel biomedicale».

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