PROGETTO DI FILIERA A MODENA PER IL PARMIGIANO REGGIANO DI MONTAGNA


MODENA 14 FEBBRAIO Abbattere i costi di produzione e trasformazione del latte, migliorare la qualità del formaggio prodotto, aggregare l’offerta per potenziare la commercializzazione del Parmigiano-Reggiano di montagna, da sempre premiato dal mercato. Sono gli obiettivi del progetto di filiera presentato dal Consorzio Terre di Montagna, nato tre anni fa a Montese e aderente a Confcooperative Modena. Il progetto di filiera è stato illustrato durante il convegno sul Parmigiano-Reggiano di montagna che si è svolto oggi – giovedì 10 febbraio – a Montese. Ricordiamo che il Consorzio Terre di Montagna associa sei caseifici sociali dell’alto crinale modenese e quattro caseifici bolognesi; complessivamente le dieci cooperative trasformano in Parmigiano-Reggiano 250 mila quintali di latte, producono 45 mila forme e fatturano oltre venti milioni di euro. «Il nostro progetto, che prevede investimenti per 1,6 milioni di euro, ha ottenuto un contributo regionale di 644 mila euro e coinvolge un centinaio di aziende agricole socie delle cooperative casearie coinvolte – dichiara il presidente del Consorzio Terre di Montagna, Angelo Romagnoli – Scopo degli interventi è valorizzare il valore aggiunto del Parmigiano-Reggiano di montagna per incrementare la redditività dei caseifici e delle aziende agricole socie. Non dimentichiamo che produrre Parmigiano-Reggiano in montagna costa mediamente l’8-10 per cento in più rispetto alla pianura». L’obiettivo finale è commercializzare attraverso il Consorzio il 20 per cento delle forme prodotte dalle cooperative. Gli investimenti serviranno a rinnovare il parco macchine delle aziende agricole per migliorare la fase di fienagione e la produzione di latte, adeguare gli impianti e strutture delle stesse cooperative casearie per ridurre i costi di trasformazione, movimentazione e gestione. La produzione di Parmigiano-Reggiano sarà integrata con latticini (yogurt, ricotta) e formaggi freschi per completare la gamma dei prodotti presenti negli spacci cooperativi. Il progetto prevede anche l’allestimento di sale di degustazione e visite guidate negli stabilimenti caseari per aumentare il flusso di turisti nella montagna modenese e bolognese. Saranno tenuti, infine, corsi di formazione sia per gli allevatori (200 lavoratori fissi e trenta stagionali) che per gli operatori dei caseifici (una cinquantina tra fissi e stagionali).

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