ancpl riflette sui temi del welfare aziendale


MODENA 1 MAGGIO – Si è svolto a Campogalliano (Mo), alla coop Bilanciai, il seminario dell’Ancpl: “Welfare aziendale: esperienze d’impresa fra crisi e sviluppo”, coordinato da Francesca Zarri, responsabile Centro Studi dell’Ancpl. Nella relazione introduttiva Renato Verri, responsabile delle Relazioni industriali dell’Ancpl, ha dapprima messo l’accento sulla congiuntura economica, difficilissima, che impone differenti priorità in una larga parte dell’imprenditoria cooperativa, per poi avviare una riflessione sul fatto che non si esce dalle crisi senza investire su quei punti, numerosi, che compongono la competitività di un’impresa e ne caratterizzano lo sviluppo futuro. Uno, tra i più importanti, è la partecipazione e il dialogo sociale con i propri lavoratori, in primis con i propri soci, per ascoltarne i bisogni e portarli a sintesi condivise, al fine di poter compiere scelte che consentono di allocare le risorse, così scarse e preziose in questi momenti di difficoltà diffusa. Verri ha dunque individuato come welfare aziendale le ragioni principali per cui si costituisce una cooperativa di produzione e lavoro. Patrizia Pirazzoli, presidente Dircoop, ha approfondito il ruolo della copertura assicurativa sanitaria come strumento al servizio di piani di welfare aziendale in grado di fornire un supporto importante ai lavoratori delle cooperative e alle loro famiglie in una fase particolarmente dura. Pirazzoli ha ricordato come tale strumento sia da intendere come complementare rispetto al sistema sanitario pubblico e ha sottolineato l’importanza della vicinanza del servizio rispetto ai fruitori finali. Da ultimo, ha evidenziato come tale strumento possa rappresentare una risposta a esigenze tra loro differenziate, ponendo tra le tante questioni anche quella della gestione dell’ultrattività per chi va in pensione così come quella della valorizzazione dei quadri e dei talenti in cooperativa, anche attraverso forme di assicurazione sanitaria di cui è però sempre bene tenere presente la sostenibilità economica nel tempo. Le testimonianze d’impresa che sono seguite hanno consentito di entrare più nel merito del perché le imprese oggi si occupino di welfare aziendale pur in una fase di crisi generalizzata e del come sia possibile sviluppare un approccio in tal senso.Giorgio Dal Prato, amministratore delegato Deco Industrie, ha evidenziato il ruolo strategico che assumono le politiche di welfare aziendale all’interno della propria cooperativa, in quanto esito di un processo partecipativo e di una politica aziendale che è stata in grado negli anni di attivare in maniera virtuosa canali di comunicazione al proprio interno per rilevare i bisogni di soci e lavoratori, ai quali si tende a fornire risposte dedicate e differenziate ma sempre esito di una procedura che viene formalizzata e che entra nelle politiche dell’impresa e nel suo piano strategico triennale. Gianmaurizio Cazzarolli, responsabile RU Tetrapack Packaging Solutions Spa, ha presentato le numerose attività svolte dalla propria azienda in ambito di welfare aziendale, sottolineando come esse non siano la manifestazione di un approccio filantropico, essendo invece una delle risposte organizzative che l’azienda ha messo in campo a fronte dell’introduzione di un modello di organizzazione del lavoro molto flessibile al proprio interno. In questo caso pertanto le pratiche illustrate rappresentano uno strumento per mettere la persona in condizione di rispondere al tipo di impegno che l’azienda richiede. Silvano Cavazzoni, direttore del personale Coopsette, ha inoltre illustrato la revisione delle politiche di spesa in ambito sociale che la propria cooperativa ha svolto a partire dall’avvio della crisi economica, che ha colpito particolarmente il settore delle costruzioni. In apertura, proprio alla luce del particolare momento che sta vivendo il settore, è stato ricordato come la prima forma di welfare attivata dalla cooperativa sia stata la capacità di mantenere la propria occupazione sul territorio sino al momento attuale. La cooperativa ha scelto di non approcciare la crisi in maniera passiva ma di gestire al proprio interno per quanto possibile le leve delle quali dispone allo scopo di continuare a sostenere la capacità di spesa dei propri soci a partire dall’individuazione di un ambito prioritario di azione quale quello della genitorialità e della conciliazione. Anche in questo caso, tali pratiche si accompagnano all’introduzione in via sperimentale di alcune forme di flessibilità nell’organizzazione del lavoro. Hanno fatto seguito gli interventi di Claudia Zanchi e Davide Conti di Metes Dtn, i quali hanno contestualizzato le esperienze presentate alla luce dell’evoluzione del concetto di lavoro e del sistema di welfare nel nostro paese e hanno proposto un modello interpretativo su scala territoriale. Renato Verri ha concluso i lavori sottolineando l’innovatività di un approccio che – alla luce dei casi presentati – si è dimostrato possibile non soltanto nelle imprese ad alto contento intellettuale e creativo, ma anche nell’industria propriamente detta.

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