Migranti naufragati. “Una bestemmia evocare la shoah”


23 AGO. 2009 – I naufragi al largo della Sicilia ignorati così come durante la Shoas si faceva finta di non vedere i convogli pieni di ebrei. Con questo paragone l’Avvenire, quotidiano dei vescovi, ha voluto descrivere la tragedia dei giorni scorsi nel canale di Sicilia. Nel naufragio di un gommone a cui nessuno ha prestato soccorso sono morte 73 eritrei. Un triste bilancio stilato dai soli cinque compagni di viaggio rimasti superstiti. “Una grave offesa all’umanità” è stata la denuncia della Conferenza episcopale italiana. Ai vescovi ha replicato in malo modo il leader del Carroccio Umberto Bossi che ha definito “di poco conto” le loro parole. “Perché agli immigrati le porte non le apre il Vaticano che ha il reato di immigrazione? Che comincino loro a dare il buon esempio”, ha aggiunto il Senatur. Le esternazioni di Bossi hanno finito per dividere il centrodestra. Un invito “ad abbassare i toni non coinvolgendo il Vaticano” è arrivato ieri dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi. Secondo il senatore modenese, il Vaticano “non c’entra nulla con qualche scriteriato commento che non si fa carico della complicità di governare con equilibrio un processo così complesso come quello dell’immigrazione”.Ma alla pettinata di capelli al leader della Lega, Giovanardi ha aggiunto una replica ai vescovi non meno dura di quella di Bossi. “Evocare la Shoah per le vicende del canale di Sicilia è una bestemmia nei confronti di quello che il Parlamento italiano ha riconosciuto essere una tragedia unica nella storia”, ha detto l’ex esponente del Udc. Per il senatore del Pdl, i vescovi sarebbero dunque colpevoli di non rispettare i dogmi del Parlamento. Un guizzo di laicità che da uno come Giovanardi non ci si aspetta.

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