Migliaia di bolognesi ai funerali di Giacomo Bulgarelli


BOLOGNA, 16 FEB. 2009 – Negri, il capitano Pavinato, Janich, Fogli, Perani, Nielsen, Haller, Pascutti. La squadra dello scudetto 1964 si è schierata quasi al completo per i funerali di Giacomo Bulgarelli. Nella cattedrale di san Pietro c’era anche Bruno Capra, il terzino riserva di Furlanis che Fulvio Bernardini fece giocare finta ala sinistra nello spareggio dell’Olimpico confondendo le idee all’Inter di Herrera. Anche Capra, che dopo aver smesso di giocare non si è più fatto vedere nel mondo del calcio e ha evitato anche tutte le più festose ricorrenze più o meno ufficiali, per Bulgarelli è venuto. I vecchi compagni, tanti altri giocatori più o meno famosi dei campionati successivi, le migliaia di bolognesi che per tre ore hanno fatto paralizzare una parte del centro della città hanno dato l’impressione di essere lì per salutare più l’amico che il campione o la bandiera della squadra. Perché Giacomo Bulgarelli era simpatico a tutti e tantissimi erano quelli che avevano scambiato con lui almeno qualche parola, magari in dialetto. ‘Giacomino’ fin dai tempi della massima fama è stato quello che si fermava per strada a rispondere a tutti e magari offriva un caffé.Harald Nielsen, il centravanti che Bulgarelli pilotava verso i tanti gol, è arrivato apposta dalla Danimarca: "Ci siamo dati un piccolo addio tre settimane fa in ospedale. In quegli anni eravamo giovani, tanto giovani, e siamo stati tutti grandi amici. Adesso Giacomo deve prepararci un campo di calcio in Paradiso così poi ci troveremo di nuovo tutti assieme". E che il legame andasse al di là delle partite da vincere lo si è capito anche dagli altri: "Il nostro Giacomo è quello che lascia per primo tutti noi di quella squadra", ha ricordato ancora un Marino Perani commosso. "Tutti gli volevano bene e noi due eravamo come fratelli – ha detto Ezio Pascutti, l’altro goleador – mi prendeva sempre in giro, mi chiamava Ermete Zacconi per le scene che facevo quando mi sgambettavano". "E’ stato il padrino di mio figlio, che poi anni dopo veniva a prendere e si portava in giro" è stato il particolare venuto in mente a Romano Fogli, quello che con Bulgarelli faceva funzionare il centrocampo. Ricordi della persona, non del campione, come per molti bolognesi, anche famosi come Pier Ferdinando Casini, uomini e donne di tante età che in chiesa hanno continuato ad asciugarsi le lacrime. "Per questa città aveva un affetto smisurato", ha confermato il sindaco Cofferati. Pure il vescovo ausiliare Ernesto Vecchi ha insistito sul tasto della bolognesità di ‘Giacomino’ "che in lui ha sempre avuto il sopravvento: ha incontrato mezzo mondo ma è sempre rimasto qua a darsi da fare". Tra le corone c’era anche quella della parrocchia di Portonovo di Medicina, il paesino della pianura in cui Bulgarelli nacque e visse i primi anni. Nel campetto della parrocchia tirò i primi calci al pallone, ha ricordato quasi con orgoglio Vecchi. E al di là dell’affetto, anche il calcio ha onorato un suo protagonista: in chiesa c’erano le corone e i gagliardetti di tante squadre, c’erano Fabio Capello ("Bulgarelli è stato il miglior centrocampista italiano", ha detto dopo la notizia della morte) e Giancarlo Abete, il Bologna al completo e sei giocatori hanno portato la bara. Sopra c’era la maglia rossoblù con numero 8 che poi il capitano Castellini ha consegnato alla vedova, Carla, che aveva al fianco i figli Andrea, Annalisa e Stefano. "Non mi aspettavo tanta gente – ha detto la presidente Francesca Menarini – c’é tanto dolore ma anche la gioia per come i bolognesi si sono riuniti". Commosso dalla partecipazione anche il figlio Stefano: "Non potevamo immaginare una cosa così. Dobbiamo dire grazie". "Un capitano, c’é solo un capitano" hanno scandito i tifosi giovani, quelli che hanno cominciato a frequentare il ‘Dall’Ara’ dopo che Bulgarelli aveva smesso da anni, reggendo tanti striscioni quando tra lunghi applausi la bara è uscita faticosamente dalla chiesa. Poi sono partiti in corteo per seguire il carro funebre fino alla Certosa, il cimitero storico che sta proprio di fronte al ‘Dall’Ara’. Giacomino riposerà vicino alla sua seconda casa.

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