Microimpresa, il faro della ripresa


BOLOGNA, 5 OTT. 2010 –  La micro e piccola impresa non solo guiderà la ripresa, ma continuerà a crescere, perché oggi ormai il posto di lavoro bisogna crearselo. Sono sorprendenti i risultati dell’indagine effettuata per conto di CNA Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria dall’Istituto Freni Ricerche Sociali e di Marketing di Firenze. Il campione di 800 cittadini e 242 piccoli imprenditori che sono stati intervistati è convinto infatti che sarà proprio la microimpresa l’elemento catalizzatore della ripresa e della creazione di nuovi posti di lavoro. Un’ipotesi che verrà ampiamente analizzata nel Forum promosso dalla CNA delle quattro regioni del Centro Nord, che si terrà presso la Camera di Commercio di Ascoli Piceno venerdì 8 ottobre. L’indagine, il cui titolo è “Le micro e piccole imprese allo specchio. La percezione del ruolo dell’imprenditoria diffusa per l’economia e la vita sociale”, sarà al centro dei lavori.Le microimprese stanno nascendo in settori nuovi, come ICT, green economy, servizi ecologici e ambientali, servizi alla persona, e proprio qui saranno in grado di creare posti di lavoro. Il problema per queste imprese è costituito dal peso dell’inefficienza della pubblica amministrazione che, nella percezione degli imprenditori e dei cittadini rappresenta un vero e proprio impedimento allo svolgimento dell’attività: un apparato vetusto che ostacola la libertà di impresa, ne rallenta il passo e grava come costo senza alcuna contropartita. La microimpresa, nata dal territorio e nel territorio radicata, rappresenta una fonte di benessere e occupazione decisamente superiore a quella rappresentata dalle grandi industrie. Non soltanto agli occhi dei titolari/soci delle microimprese, ma anche di gran parte dei cittadini, l’autentico protagonista dell’avventura economica è proprio il lavoratore autonomo. Nel giudizio degli intervistati, le microimprese – “i piccoli cuori pulsanti dell’economia” – creano ricchezza e posti di lavoro in silenzio, senza ricevere agevolazioni e sussidi, rischiando in proprio, resistendo non solo a “regole del gioco” che cambiano in continuazione, ma anche alla concorrenza sleale e all’illegalità. La microimpresa, pur esposta ai venti della crisi internazionale in misura molto superiore alla grande impresa, ha contribuito sino ad oggi in modo decisivo alla tenuta dell’economia e dell’occupazione.Alla domanda “secondo lei quanto è importante la micro impresa per l’economia nazionale?”, il 50,4% risponde molto ed il 45% abbastanza. Giudizi ugualmente positivi (molto + abbastanza: 84%) sull’importanza delle micro impresa nella vita sociale. Positiva è anche la considerazione su quanto le piccolissime imprese, in questa fase di recessione, contribuiscono alla tenuta dell’economia: molto per il 32,3% degli intervistati, abbastanza per il 46,3%. Un ruolo decisivo, inoltre, viene riconosciuto alle micro imprese sul fronte della tenuta occupazionale: questa la percezione dell’87% degli intervistati. Tanto che per la maggioranza degli intervistati, quando l’economia tornerà a crescere, le micro e piccole imprese saranno in grado di creare nuovi posti di lavoro (lo dice il 68,9%). La micro e piccola impresa soffre la crisi molto più di quanto non faccia la grande (53%) e si sente molro meno considerata. Davvero scarsa l’attenzione che il Governo concede alle esigenze delle micro imprese, pressoché inascoltate e non sostenute: per il 71% degli intervistati il Governo guarda soprattutto, se non esclusivamente, agli interessi delle grandi imprese. “Un atteggiamento – sottolinea Paolo Govoni, Presidente di CNA Emilia Romagna – che certamente non aiuta queste imprese e le lascia da sole nel loro sforzo di continuare a credere nella ripresa, salvaguardare l’occupazione e l’innovazione. Possiamo solo auspicare che la nomina del nuovo Ministro dello Sviluppo Economico, consenta di attivare le necessarie politiche per rilanciare il nostro sistema imprenditoriale”.

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