Metalmeccanici, la Fiom si prepara alla guerra


BOLOGNA 30 OTT. 2009 – La carica dei cinque mila. Tanti erano oggi a Bologna i rappresentanti dei metalmeccanici, riuniti per il congresso nazionale della Fiom Cgil. Una giornata di confronto sui temi più attuali riguardanti il lavoro: licenziamenti, cassa integrazione, problemi con le altre sigle sindacali. Al centro del dibattito il nuovo contratto dei metalmeccanici, quello firmato, senza il parere della Cgil, da Cisl e Uil con Federmeccanica. “Un atto di sopruso nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici”, l’ha definito il segretario Fiom Gianni Rinaldini, “perché viene tolta in questo modo voce e dignità al lavoratore e alla lavoratrice metalmeccanica”.L’accordo separato è visto dai lavoratori come un tradimento, soprattutto in tempi di crisi. Dopo il rifiuto di Fim e Uilm di indire un referendum fra tutti i lavoratori per approvare il contratto che la Fiom non ha firmato, “mantenere i rapporti unitari è diventato un fatto di pura ipocrisia, noi disdiciamo il patto di solidarietà per l’elezione dei delegati”, ha annunciato Rinaldini tra gli applausi. “Con quell’accordo – ha continuato il segretario della Fiom – Fim e Uilm hanno disdetto un contratto approvato dal 75% dei lavoratori.”. L’intenzione di Rinaldini è di “far saltare questo modello contrattuale. Si devono convocare, in trasparenza, assemblee in tutte le fabbriche e lanceremo una raccolta di firme fra i delegati per chiedere il referendum di tutti i lavoratori. Questa volta ci vogliono far fuori sul serio, ma in questa lotta – ha concluso – abbiamo al nostro fianco la Cgil”. Rinaldini ha annunciato per il 6 novembre una manifestazione della Fiom a Bergamo, dove, proprio quel giorno, si terrà l’assemblea dei delegati della Fim-Cisl e della Uilm per discutere dell’accordo contrattuale che il 25, 26 e 27 novembre sarà sottoposto al giudizio degli iscritti delle due organizzazioni firmatarie. Per protestare contro l’accordo separato la Fiom ha poi lanciato una settimana di mobilitazione dal 9 al 13 novembre, con quattro ore di sciopero.Rapporti tra sigle a parte, il grosso del problema resta sempre quello della crisi. In Emilia-Romagna, ha spiegato Rinaldini, “si sente particolarmente e soprattutto in quelle piccole medie imprese che hanno fatto la dorsale produttiva e occupazionale della regione. I dati, purtroppo, sono preoccupanti e tendono a crescere. Per questo che chiediamo al governo di fare di più”.

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