Meta, l’alluvione dopo l’incubo terremoto


Quattro giorni di fermo produttivo con l’acqua alle porte dello stabilimento a Villavara di Bomporto e, poi, da mercoledì l’ennesima difficile ripartenza. Per Paolo Preti, amministratore e fondatore della Meta di San Felice, è stato come rivivere l’incubo del terremoto e di quel maledetto 29 maggio 2012 quando nel crollo del capannone dell’azienda meccanica persero la vita tre persone. Una tragedia atroce che non ha fermato Paolo Preti e i suoi due figli, ripartiti proprio da Villavara, nonostante pochi aiuti e molte difficoltà. L’acqua del Secchia ha riacceso la paura ma non ha sopito la voglia di andare avanti, nonostante tutto.

 

Ma la volontà da sola non può bastare. Per questo, per le tante aziende colpite dall’alluvione e già colpite nel 2012 dal terremoto, Lapam chiede al Governo e alla Regione un’attenzione particolare. Sei mesi di sospensione fiscale possono essere solo una prima misura emergenziale, poi servono aiuti veri, risarcimenti al 100% per i danni subiti e una fiscalità di vantaggio per almeno tre anni.

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