Merola alla conquista di Bologna, Lega permettendo


BOLOGNA, 13 MAG. 2011 – Forse domani, alla fine di questa lunga campagna elettorale, Virginio Merola ripenserà agli ultimi, frenetici mesi e a come, in fondo, la sua candidatura a sindaco di Bologna sia figlia del caso. Le primarie che nello scorso gennaio lo hanno incoronato rappresentante del centrosinistra nella corsa a Palazzo d’Accursio sono arrivate infatti due anni esatti dopo quelle in cui, pur presentandosi con la benedizione del primo cittadino uscente Sergio Cofferati (o magari proprio per quello), non era andato oltre il terzo posto. Davanti a lui, due suoi coetanei, due politici navigati in grado di durare ancora per un po’ e quindi di precludergli un ruolo di primo piano sulla scena cittadina. Due nomi che però, nel giro di venti mesi, sono stati entrambi depennati. Il primo era Flavio Delbono, il vincitore della sfida elettorale del 2009, colui che effettivamente avrebbe avuto davanti a sè 5 o addirittura 10 anni come inquilino di Palazzo d’Accursio, ma che è stato messo ben presto ko da un’ex fidanzata a cui pagava le vacanze con i soldi pubblici e che dopo essere stata scaricata si è voluta vendicare. Il secondo, invece, era Maurizio Cevenini, beniamino della piazza e dello stadio, suo successore designato a furor di popolo, ma escluso – stavolta suo malgrado – dalla gara per un attacco ischemico che ha fatto temere per la sua salute. Una concatenazione di fattori piuttosto imprevedibili, insomma, ha convinto alla fine il Pd cittadino a puntare su questo ex assessore che sembrava fuori dai giochi, ma che tra pochi giorni potrebbe portare Bologna fuori dall’incubo del commissariamento.Malgrado qualche scivolone in campagna elettorale, infatti, Merola sembra piuttosto favorito per la vittoria finale. Si è dimostrato del tutto ignorante in materia calcistica – non sa in quale serie milita la squadra di calcio cittadina, nè quanti scudetti ha vinto – e ha bucato qualche uscita pubblica importante come la celebrazione del 66° anniversario della Liberazione di Bologna, ma in molti sono comunque pronti a scommettere sul suo successo. I dubbi dell’ultim’ora riguardano più che altro la sua imposizione direttamente al primo turno o il passaggio obbligato attraverso il ballottaggio. E qui entra in gioco il vero nemico del centrosinistra: l’astensionismo. Il fatto che il segretario del Pd Bersani abbia scelto di chiudere qui stasera la campagna e non in altre piazze ben più a rischio come Milano o Napoli la dice lunga sulla disaffezione alla politica che si è impadronita della città dopo il Cinzia-gate e il lungo anno di interregno del commissario Cancellieri. Ben lungi dal sentirsi già sconfitto, comunque, è Manes Bernardini, il candidato sindaco del centrodestra. A dire il vero, lui la sua partita l’ha già vinta, recitando il ruolo di condottiero nella conquista di Bologna da parte della Lega. Dopo aver ottenuto il via libera per schierare un suo uomo nella corsa per la guida della città, con buona pace del Pdl locale, il Carroccio è infatti destinato a prescindere dall’andamento del voto a "diventare il nuovo perno dell’opposizione", come dice oggi il politologo Carlo Galli su Repubblica, e ad avere un ruolo fondamentale nel prossimo consiglio comunale. Le poche speranze di riuscire anche a guidarlo dipendono più che altro dalla scelta che faranno, in un eventuale ballottaggio, il candidato del Terzo Polo Stefano aldrovandi, ex manager Hera, e quello del Movimento 5 Stelle Massimo Bugani. Beppe Grillo, quando sabato scorso è arrivato in città, si è preoccupato più di offendere Vendola – che l’aveva preceduto di poche ore – e la sinistra in generale piuttosto che colpire la destra. Chissà se si comporterà così anche tra 15 giorni, qualora ne abbia la possibilità.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet