Mercato immobiliare, tra tasse e crisi


 

Possedere immobili quanto rende? A rispondere l’indagine del lunedì del Sole 24 ore, che ha preso in esame i canoni medi cittadini rilevati da Nomisma. Tra pressione fiscale, pari al 65%, la diminuzione dei canoni e il rischio di morosità, per i proprietari immobiliari non sono tempi facili. A Modena ad esempio, a fronte di un canone medio di circa 9700 euro, un proprietario che applica la cedolare secca vede svanire tra tasse e spese il 42% del canone incassato, con un ritorno sul capitale del 2,6%, la percentuale del peso fiscale e di costi sale al 61% con un prelievo ordinario, per un ritorno dell’1,77%. Percentuali non tanto diverse per Bologna, dove a fronte di un canone lordo di 11mila euro circa le imposte e le spese si mangiano il 44% del canone con un ritorno del 2,35 nel caso di cedolare secca; nel caso di un prelievo ordinario, invece, la percentuale di imposte e spese sale al 62% e il ritorno scende all’1,58%. Percentuali più o meno simili, tra il 40 e il 45% per la cedolare secca e tra il 60 e 63% per la tassazione ordinaria, per le altre province come Ferrara, Forlì, Parma, Piacenza, Ravenna e Reggio Emilia. Meglio solo Rimini, dove svanisce solo – se così si può dire – il 38% del canone incassato, a fronte di un canone di quasi 13mila euro, dunque, il proprietario incassa quasi 8mila euro nel caso di cedolare secca, 5500 circa per il prelievo ordinario, dove la percentuale di imposte e spese segna quota 57%.

Ma nel mercato immobiliare qualcosa si muove. Anche a Modena, dove si compra di più, anche se i prezzi, in alcune zone sono ancora elevati. Secondo un’analisi di Tecnocasa, ad esempio, in centro storico a Modena si affina fino a 4400 euro a metro quadro, mentre l’usato signorile si attesta sui 2300 euro, in montagna, a Serramazzoni, ad esempio, si parla di 1800 euro. Per le soluzioni più economiche, invece, i prezzi in centro storico scendono a 1200 euro a metro quadro, 1500 a Formigine, mentre a Carpi si passa da 400 a 1950 euro.

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