Meno lavoro (per via della crisi) e meno infortuni


©Trc-TelemodenaMODENA, 28 APR. 2011 – Sedicimila infortuni sul lavoro in un anno: è il dato, riferito a tutta la Provincia di Modena, che emerge dal convegno organizzato dall’ASL nei locali del Collegio San Carlo. Numero elevato ma in leggera flessione. Le considerazioni a margine sono paradossali: l’alta quantità racconta di un tessuto produttivo ancora vasto, e della tendenza virtuosa da parte dei lavoratori a denunciare gli infortuni anche lievi. Il calo tendenziale è invece la testimonianza della crisi: meno lavoro uguale meno infortuni. Ma l’attenzione dell’Azienda Sanitaria modenese resta alta, soprattutto sul tema – spesso sottovalutato – delle malattie derivanti dal lavoro.A preoccupare è anche il sommerso legato all’immigrazione. I numeri, questa volta, sono in deciso aumento: frutto di una politica ispettiva aggressiva nei confronti del lavoro nero. La Direzione provinciale del Lavoro lancia l’allarme per quanto riguarda la comunità Cinese. La comunità cinese opera prevalentemente nel tessile: si produce a notte fonda, letteralmente barricati nei casolari della Bassa. Quando arriva la commessa, i lavoranti si ritrovano in stazione a Modena e prendono il treno per Carpi, dove vengono prelevati e portati nei luoghi di lavoro.Le condizioni di lavoro sono spesso disumane, racconta Massi: i lavoranti cinesi vivono e dormono accanto alle macchine. Difficile trovarli e stanarli, ancor più difficile identificare i clandestini: la collaborazione del consolato cinese, denunciano le autorità, è ancora molto scarsa. L’obiettivo della Direzione provinciale è evitare che il fenomeno degeneri come nella vicina provincia di Prato, dove i substrati produttivi controllano ormai intere aree urbane.

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