Meno grane per il grana


BOLOGNA, 28 GEN. 2010 – Per la prima volta, dopo cinque anni di grave crisi, il Consorzio del Parmigiano Reggiano può permettersi di essere ottimista. E il suo presidente, Giuseppe Alai, ritorna immediatasmente a pensare in grande: "Dal settembre 2010 – ha infatti annunciato – nei McDonald’s Italia si venderà un nuovo panino al Parmigiano Reggiano ed entro il 2011-2012 il formaggio potrebbe entrare nei panini dei McDonald’s di tutto il mondo". Merito delle quotazioni in ripresa, che permetterano anche agli allevatori di rifiatare dopo un periodo di gravi sofferenze.Da tre mesi, infatti, i prezzi all’origine stanno al di sopra degli 8 euro/kg ed è bastato un colpo di coda positivo negli ultimi due mesi del 2009 per determinare un prezzo medio di 7,68 euro/kg di una annata che era cominciata molto male. "E’ una media che ci mantiene ancora al di sotto dei costi di produzione – ha sottolineato Alai, ricordando che i prezzi sono ancora inferiori agli oltre 9 euro/kg di cinque anni fa – ma è possibile intravedere la possibilità di superare la drammatica crisi delle ultime annate". Saranno i prossimi mesi a dire se la ripresa è stabile, ma l’ inversione di tendenza c’é stata. A contribuire al miglioramento dei prezzi sono stati il calo produttivo (-2,23% nel 2009 con giacenze scese dell’11,3%), i consumi domestici saliti dello 0,7% e l’export cresciuto del 7% nei primi dieci mesi. In particolare, la quota destinata ai mercati esteri è salita al 27% della produzione, con un +9,1% in area Ue e una ripresa dei mercati asiatici (+5% in Giappone). E’ stata efficace quindi la politica di ritiro delle forme dal mercato, seguita nel 2009 sia dall’Agea che dal Consorzio, ritiro che proseguirà anche quest’anno e che riguarderà complessivamente 100.000 forme (35.000 Agea e 65.000 consorzio). In crescita anche il segmento dei consumi extradomestici, sia con la produzione di snack e barrette sia attraverso gli accordi con la McDonald’s, che sta proponendo in Francia 15 milioni di panini a base di Parmigiano e che da settembre ripartirà in Italia con 4 milioni. "L’auspicio – ha sottolineato Alai – è di essere stabilmente inseriti (la selezione avverrà ad Orlando, in Usa) tra i tre panini più consumati, il che ci farebbe accedere ai punti di ristorazione della catena dislocati in tutto il mondo". Intanto, per rendere sempre maggiore la tracciabilità, da giugno ogni forma sarà dotata di un codice aggiuntivo a lettura ottica, con informazioni specifiche su allevamento, latte e processo produttivo. Sul fronte comunitario intanto, il consorzio lavora a sostegno del nuovo disciplinare che, tra l’altro, prevede il confezionamento nella zona d’ origine, regola finora non accettata da Belgio e Danimarca. "Entro il 16 aprile – ha spiegato il direttore Leo Bertozzi – il governo italiano dovrà cercare un accordo con i due paesi e poi sarà la Commissione Ue a decidere se la norma è legittima o no. Ma su questo punto siamo fiduciosi". Il giro d’affari del Parmigiano alla produzione ammonta a 870 milioni di euro e quello al consumo a 1.533 milioni.Questa congiuntura positiva può fa sorridere gli allevatori, o perlomeno mitigarne le sofferenze. Costretti a vendere il latte a prezzi sempre più bassi, molti di loro hanno convissuto negli ultimi mesi con il rischio di chiudere le aziende a conduzione famigliare di cui sono proprietari. "Qui c’erano 64 mucche da latte, andavamo a Parmigiano Reggiano – diceva qualche mese fa al Tg3 Guido Giberti, agricoltore del reggiano – poi abbiamo smesso perché per noi non era più remunerativo il prezzo, talmente basso da non riuscire più a coprire i costi. Avevamo un dipendente e l’abbiamo licenziato, siamo rimasti io e mio fratello ma facciamo altri lavori"."Si lavora a gratis, o forse anche in perdita, perché è il momento che è brutto", gli faceva eco la famiglia Gualdi da un’altra azienda agricola della provincia. anche la loro difficoltà nasceva infatti "dal prezzo del latte che non copre le spese di produzione: quando noi andiamo a vendere il nostro prodotto il prezzo lo stabilisce la grande distribuzione". E il casaro Silvano Mercato spiegava che a non far tornare i conti è il numero dei lavoratori, che "da queste parti si è dimezzato". Secondo lui, "per quello che costa produrlo, un chilo di parmigiano reggiano dovrebbe costare sui 14 euro, 14 e 50. Invece la grande distribuzione ce lo butta sul mercato a otto euro e 90, lo usa come prodotto civetta".

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