Melfi. “Irresponsabile l’atteggiamento della Fiat”


23 AGO. 2010 – Potranno entrare nello stabilimento di Melfi ma solo per svolgere attività sindacali, per loro nessuna possibilità di contribuire alla produzione. Per ora sembra questo ciò che la Fiat è disposta a concedere ai lavoratori licenziati ma con in mano il provvedimento di reintegro firmato dal giudice del Lavoro. Lo sciopero dei loro colleghi è terminato alle 15 e per fare chiarezza su quali saranno le decisioni definitive dell’azienda è in corso un’assemblea. I tre operai erano stati lasciati a casa perché accusati dalla proprietà di aver ostacolato il percorso di un carrello robotizzato durante un corteo interno allo stabilimento. A mettere un blocco ora, è la Fiat che stamattina non ha permesso a quei lavoratori di riprendere le attività al proprio posto, nonostante la legge fosse dalla loro parte. Giorni fa, attraverso un telegramma, era stata fatta sapere l’intenzione di non avvalersi della loro opera."Un atteggiamento indegno per un paese civile", commenta il segretario della Cgil Emilia-Romagna Antonio Mattioli in una nota diffusa dal sindacato. E, continua, "la chiara volontà di proseguire una crociata contro i diritti e le leggi che garantiscono il rispetto della dignità dei lavoratori." Secondo Mattioli "la scelta della Fiat e di chi la sostiene, come nel caso del Governo, è quella di relegare il lavoro e la propria rappresentanza a mero strumento sul quale fare leva per sostenere un modello di competizione che colloca il nostro paese tra i più retrivi tra quelli industrializzati."Il comunicato della Cgil regionale vede la Fiat tra i responsabili dell’attuale crisi in Italia: "In un paese dove la legalità è l’eccezione e l’illegalità, unita all’arroganza, la regola, la Fiat rappresenta in questa fase l’emblema più significativo della bassezza nella quale sta sprofondando una classe dirigente che ha responsabilità evidenti del declino economico, sociale, istituzionale che stiamo vivendo." Concludendo, la nota indica la Cgil e la Fiom "come argine a questo declino" e chiede alla società e al mondo politico di impegnarsi in "una battaglia comune per garantire nel nostro paese la tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori e dei cittadini".

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