Medici in piazza contro l’obbligo di denuncia ai clandestini


BOLOGNA, 16 MAR. 2009 – Manifestazione a Bologna, domani dalle 18 in piazza Maggiore, contro l’emendamento del pacchetto sicurezza che toglie per i medici il divieto di denuncia degli immigrati clandestini che si presentano in una struttura sanitaria. A promuoverla è l’associazione Sokos, composta da medici volontari che in convenzione con l’Asl gestisce un ambulatorio per migranti in via Castagnoli, e da un gran numero di altre organizzazioni, fra cui il Coordinamento migranti, Emergency, Ya Basta, la Cgil, l’associazione Avvocati di strada onlus, Medici senza frontiere. La manifestazione – ha spiegato Chiara Bodini, medico di Sokos – sarà preceduta dalle 11 alle 14 da un volantinaggio negli ospedali e vicino ai poliambulatori. Poi da piazza Maggiore partirà un corteo che sfilerà per le strade del centro, prima di confluire sotto a palazzo d’Accursio. Altre manifestazioni sono in programma in Emilia-Romagna fra cui Ravenna, Cesena, Ferrara, Reggio Emilia. "Il nostro appello è rivolto alla società civile – ha spiegato Bodini – Speriamo che venga tanta gente per manifestare contro questa norma incivile, discriminatoria, ingiusta e anche pericolosa per tutti perché può creare una clandestinità sanitaria socialmente pericolosa". Antonio Mumolo, presidente dell’associazione Avvocati di strada, oltre a garantire il patrocinio gratuito agli immigrati e a quei medici e infermieri che fossero denunciati, ha chiesto che la Regione, se la norma dovesse essere definitivamente approvata dalla Camera fra due settimane, si impegni per fare subito ricorso alla Corte costituzionale e nei limiti della sua autonomia garantisca "il diritto alla salute ed alla riservatezza del paziente". "Certo alle istituzioni non possiamo chiedere atti di disobbidienza civile – ha aggiunto – ma quelli spetteranno a noi" nel non denunciare i migranti. Mumolo ha sostenuto che, nonostante le affermazioni del ministro Maroni, dato che è stato introdotto il reato di immigrazione clandestina, il medico è obbligato alla denuncia in quanto incaricato di pubblico servizio. Quindi è passibile di omessa denuncia, anche da parte di terzi, "con conseguenze pesanti come la sospensione cautelativa sul posto di lavoro".

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