Meccanica, secondo Mecspe le imprese tengono


Le imprese emiliano-romagnole della meccanica hanno visto chiudersi i primi sei mesi del 2014 con buoni risultati, in particolare quelle che, nonostante il periodo economico non facile, continuano ad investire in innovazione e scelgono la via dell’internazionalizzazione. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il 41,9% delle imprese registra una crescita dei fatturati e il 48,8% una stabilità mentre per il 69,4% il livello occupazionale resta invariato. Gli ordinativi permettono di sostenere le esigenze finanziarie di quasi sei aziende su dieci e la liquidità è giudicata sufficiente o buona dal 91,2%. Risultati rassicuranti che portano il 47,7% degli imprenditori a dirsi ampiamente soddisfatto dell’andamento aziendale e il 43,2% mediamente appagato; solo il 9,1% non lo è per nulla. Allo stesso modo, si guarda con fiducia al secondo semestre: oltre la metà delle aziende (53,5%) prospetta una stabilità dei fatturati mentre quasi quattro su dieci (39,5%) attendono una crescita; sul fronte occupazione la situazione rimarrà stabile (per l’83,3%) così come su quello del portfolio ordini (per il 70,3%). Questa la fotografia delle imprese del comparto emiliano-romagnolo della meccanica scattata dall’Osservatorio MECSPE realizzato da Senaf in occasione di MECSPE, la fiera internazionale delle tecnologie per l’innovazione (Fiere di Parma, 26 -28 marzo 2015), punto di riferimento per il comparto della meccanica e della subfornitura, che darà a responsabili acquisti e di produzione, titolari, referenti della direzione tecnica e dell’area ricerca&sviluppo, la possibilità di trovare prodotti all’avanguardia, tecnologie innovative, contenuti interessanti e partner con cui sviluppare occasioni di business. “L’elevata presenza di decisori aziendali durante MECSPE, lo scorso marzo, ci aveva già fatto pensare ad un comparto che guarda con fiducia al futuro e vuole tornare a investire sui processi produttivi. La nostra indagine non fa che confermarlo – commenta Emilio Bianchi, Direttore di Senaf – Per sei imprese emiliano romagnole su dieci i prossimi tre anni saranno all’insegna di una crescita del mercato e solo il 4,4% prevede una contrazione. Il made in Italy è sinonimo di radicato ottimismo, oltre che di professionalità e qualità.” Si tratta quindi di un forte segnale anche per il comparto manifatturiero emiliano romagnolo, un settore strategico per cui operano le aziende della meccanica e della subfornitura, il quale, secondo Movimprese, conta 45.942 imprese attive nel terzo trimestre 2014. Nelle singole province si registrano, nello stesso periodo, a Modena 9.974 aziende (pari al 21,7% del totale regionale), Bologna 9.088 (19,8%), Reggio-Emilia 6.915 (15,1%), Parma 5.326 (11,6%), Forlì-Cesena 3.776 (8,2%), Ravenna 2.861 (6,2%), Ferrara 2.700 (5,9%), Rimini 2.677 (5,8%) e Piacenza 2.625 (5,7%). Ma quali sono le imprese che hanno ottenuto performance migliori e si dicono più soddisfatte? Come emerge dall’Osservatorio MECSPE, i fatturati crescono per le imprese che innovano e che scelgono la via dell’internazionalizzazione. Innovazione e formazione sono anche la ricetta della soddisfazione per l’attuale andamento aziendale, dato che chi investe in questo senso è sensibilmente più appagato. Le imprese emiliano-romagnole credono quindi fortemente nel valore aggiunto rappresentato dalla ‘ricerca e innovazione’: è infatti ben il 64,6% a dichiarare di investire in questo senso quote diverse del proprio fatturato. Se il 32,4% destina tra l’1% e il 10% del fatturato, il 32,2% ne dedica una quota superiore. Sul fronte dell’export, invece, oltre sei imprese emiliano romagnole su dieci dichiarano di esportare i propri prodotti e servizi, con un’incidenza variabile: il 24,4% dichiara di realizzare all’estero meno del 10% del proprio fatturato, il 17,1% dall’11% al 25% e il 19,5% oltre. Chi esporta punta principalmente verso gli Stati dell’Europa Centro-Occidentale (80%), seguiti da quelli dell’Europa dell’Est (36%) e del Nord America (28%). Si denunciano invece enormi difficoltà legate al ruolo giocato dallo Stato e dalla Pubblica Amministrazione: il 94,5% degli imprenditori ritiene critica la burocrazia, il 91,8% indica gli aspetti fiscali, l’81,6% la concorrenza e il 72,9% teme sia il costo della forza lavoro sia l’incertezza normativa. Una formale ennesima richiesta di riforme urgenti e incisive al Governo Renzi. “La fiducia nel mercato e nelle proprie potenzialità da parte degli imprenditori è un segnale molto importante. Nonostante i numerosi ostacoli che rendono difficoltosa la vita aziendale, le imprese non smettono di credere che si possa ricominciare a lavorare con buone prospettive di crescita” conclude Emilio Bianchi.

 

 

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet