Max Mara, operazione risparmio sui magazzini


© Telereggio5 LUG. 2012 – È una sorta di marchio di fabbrica del gruppo Max Mara: la qualità dei capi di abbigliamento ideati dalla casa di moda. Qualità controllata qui, in Italia, a Reggio Emilia, sede della maison famosa in tutto il mondo. Per i prodotti destinati ai mercati orientali non è più così: dal mese scorso, la qualità di abiti e accessori che devono essere venduti in paesi quali la Cina, il Giappone e l’India, sarà controllata direttamente in Estremo Oriente.Per l’azienda di proprietà della famiglia Maramotti si tratta di un notevole risparmio: in questo modo si abbattono i costi di trasporto dei prodotti, realizzati per la stragrande maggioranza proprio all’estero. Ma la preoccupazione per il personale che opera nei magazzini che hanno sede a Reggio Emilia è tanta e giustificata: i capi delle varie linee del gruppo destinati ai mercati orientali rappresentano, in media, il 35% del totale dell’export. E da giugno, come dicevamo, questo lavoro di logistica, spedizione, controllo qualità e stireria viene effettuato direttamente in una struttura realizzata in Cina.Il gruppo Max Mara ha diversi magazzini: a Mancasale, per la prima linea, nei vecchi capannoni di Pieve Modolena per Marella e in via Mazzacurati, per Manifatture del Nord e Marina Rinaldi. E poi c’è una struttura a Corte Tegge, legata a Diffusione Tessile. All’interno vi lavora personale dipendente ma non solo. Il servizio, infatti, è in parte appaltato a due cooperative: Coopservice per Manifatture del Nord e Marina Rinaldi e ‘La Giovane’ di Parma per Max Mara, Marella, Diffusione tessile. Potrebbero essere proprio i dipendenti di queste cooperative a subire le conseguenze della riorganizzazione del controllo qualità dei capi del gruppo. La sola Coopservice impiega nell’appalto con Max Mara in questo settore dai 70 ai 140 lavoratori, a seconda delle stagione.

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