Marzabotto al cinema tra premi e polemiche


BOLOGNA, 15 GEN. 2010 – Era stato preceduto da accuse di revisionismo, ma al Festival del Film di Roma ha ottenuto il gran premio della giuria e quello del pubblico come miglior film. E’ "L’uomo che verrà", diretto da Giorgio Diritti e in uscita nelle sale il 22 gennaio, distribuito dalla Mikado in oltre 50 copie. Il film racconta i nove mesi che precedettero la strage nazista di Marzabotto e, in occasione della sua presentazione, il regista era stato criticato per aver scelto di mostrare nella pellicola anche la crudeltà dei partigiani, distribuendo così le colpe di una tragedia di cui le SS sono le uniche responsabili. I cronisti, i giurati e gli spettatori della rassegna capitolina, però, non hanno avuto niente da ridire: con i loro riconoscimenti, anzi, hanno messo a tacere i detrattori di Diritti. E ora, finalmente, è il momento del giudizio del pubblico italiano.Interpretato da Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio e attori non professionisti, da un soggetto di Diritti (che con Giovanni Galavotti e Tania Pedroni firma la sceneggiatura), "L’uomo che verrà" è recitato nel dialetto dell’appennino bolognese. Narra la vita quotidiana di una famiglia di contadini alle pendici di Monte Sole attraverso gli occhi della bambina Martina, che anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e che da allora ha smesso di parlare. Nel dicembre 1942 sua mamma resta nuovamente incinta, ma nel corso della gravidanza l’occupazione tedesca sarà sempre più pressante, fino a quando, tra il 28 e 29 settembre 1944, nascerà il bambino. Il neonato arriva proprio nel momento in cui gli spietati rallestramenti delle SS provocheranno un massacro di 770 persone, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto. "Fare questo film per me ha significato un’esigenza morale – ha detto Diritti, al suo secondo cortometraggio dopo "Il vento fa il suo giro", presentando il film alla stampa – nata anni fa dalla lettura di "Le querce di Monte Sole", di monsignor Luciano Gherardi a cui è seguito un lungo lavoro con l’istituto Parri di interviste ai superstiti. In fondo è la nostra storia, di tanti civili incolpevoli che si trovano improvvisamente al centro di una catastrofe. Quella di usare il dialetto non è stata una scelta politica, perché ha una sua dignità, era la lingua che si parlava nella zona". Emozionanti le testimonianze degli attori. "Più che di lavoro per me sono stati mesi soprattutto di vita" ha detto Alba Rohrwacher. "Non ho mai provato un convolgimento così intenso all’interno di un film – le ha fatto eco Stefano ‘Vito’ Bicocchi – credo sia un modo per non dimenticare un episodio di cui i giovani di oggi non sanno assolutamente niente". "Siamo coscienti di essere stati chiamati ad interpretare una storia dura e tragica in un film importante, che vorremmo avesse una lunga vita. – ha dichiarato invece Casadio – La scelta del dialetto ci ha uniti, perché Giorgio ce l’ha comunicato solo dieci giorni prima dell’inizio delle riprese, quando io avevo già imparato a memoria la mia parte. Sono romagnolo ed ho dovuto studiarlo giorno per giorno". "Sono pieno di emozione e mi è difficile ogni tipo di discorso – ha commentato il presidente della Cineteca di Bologna Giuseppe Bertolucci al termine della proiezione in anteprima – Questo film di Giorgio è ancora più riuscito della sua opera prima e dopo poche inquadrature ho pensato che il cinema è veramente un linguaggio universale, in questo caso attento al racconto realistico". Alla realizzazione di "L’uomo che verrà", prodotto da Arancia Film e Rai Cinema, hanno contribuito le film commission di Toscana ed Emilia-Romagna e la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Ma hanno collaborato attivamente anche i comuni nei cui territori sono state effettuate le riprese: Monte San Pietro e Castel San Pietro nel bolognese e Radicondoli e Casole d’Elsa in territorio toscano.

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