Martiri del 7 luglio, primo passo per un nuovo processo


©TelereggioREGGIO EMILIA, 9 NOV. 2010 – Cinque istanze in nome dei familiari delle cinque vittime del 7 luglio ’60. Sono state presentate nei giorni scorsi alla Corte di Appello di Brescia dal legale Ernesto d’Andrea. Se saranno accolte porteranno dinanzi alla Corte Costituzionale e potrebbero riscrivere una sentenza che ai familiari non ha mai reso giustizia.L’avvocato D’Andrea ha trovato il cavillo a cui appigliarsi per riaprire il processo. "Esistono norme del codice di procedura penale che a mio parere sono incostituzionali – dice il legale – e che allo stesso tempo non danno alla parte offesa la possibilità di segnalare alla procura della repubblica l’esistenza di nuove prove finalizzate a dimostrare la colpevolezza di chi è stato ingiustamente assolto". Due sono stati processati e – dice D’Andrea – ingiustamente assolti: il vicequestore Giulio Cafari Panico e l’agente Orlando Celani. Il primo ordinò ai suoi uomini di sparare ai manifestanti, a quei giovani che si erano riuniti in piazza per protestare pacificamente contro il Governo Tambroni. Il secondo spianò l’arma e uccise Afro Tondelli ai giardini pubblici.Alla fine di quella giornata furono cinque le vittime: oltre a Tondelli, Marino Serri, Ovidio Franchi, Lauro Farioli e Emilio Reverberi. Decine i feriti. Il processo si concluse in quattro anni con l’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo dei due imputati. Le nuove prove sono già state raccolte: più di venti testimoni tra chi quel giorno era in piazza, manifestanti, semplici cittadini, anche due carabinieri. Occorre attendere il pronunciamento della corte costituzionale ed in caso di riapertura del processo sono pronti a raccontare quello che videro, ovvero che la polizia sparò non in aria ma contro la folla.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet