Mariella Burani, un crac”da antologia”


16 LUG. 2012 – A far cadere l’impero Burani è stata una bancarotta d’antologia. La pensa così il pm di Milano Luigi Orsi, che ha descritto come una "frode sistematica" la gestione della casa di moda operata da Walter e Giovanni Burani, padre e figlio. L’analisi del magistrato si legge nel documento stilato a motivazione della richiesta di condanna a 9 anni di reclusione per i due imputati, nell’ambito del processo per il crac del gruppo di Cavriago. La società Mbfg (Mariella Burani Fashion Group) era finita in amministrazione controllata due anni fa, il 6 giugno scorso il tribunale di Reggio Emilia ne ha dichiarato il fallimento. Della settimana scorsa è la concessione di un altro anno di cassa integrazione straordinaria per i 153 dipendenti rimasti in azienda.I CRAC SONO TRE Walter Burani, 78 anni, e il figlio Giovanni vennero arrestati il 28 luglio 2010 nell’ambito dell’inchiesta dei pm Orsi e Clerici e devono rispondere, davanti ai giudici della terza sezione penale di Milano (presidente Piero Gamacchio), di tre episodi di bancarotta fraudolenta aggravata: il fallimento di Burani Designer Holding decretato nel febbraio 2010, quello di Mariella Burani Fashion Group del marzo dello stesso anno e il fallimento di Mariella Burani Family Holding del successivo aprile. Il pm Orsi nella sua requisitoria li ha descritti come "tre casi drammatici": Mbfh "è la più piccola, la scatola vuota, che viene creata solo per essere indebitata e poi fallisce con un passivo di 50 milioni"; anche "Bdh è una vittima sacrificale, quotata a Londra per 100 milioni viene utilizzata solo per pompare il titolo di Mbfg e muore con un passivo di oltre 50 milioni"; Mbfg "è la società quotata in Italia, quella esposta in vetrina dai Burani e che batte tutti i record di frode e fallisce con un buco di 700 milioni".VUOTO SPINTO Non è solo l’entità del ‘buco’, secondo il pm Orsi, a pesare sulla gravità di questa bancarotta "da antologia", ma soprattutto la "condotta criminale sistematica, quotidiana, fatta di bilanci costantemente gonfiati con plusvalenze fittizie e del lancio di un opa (di Bdh su Mbfg) a tre volte il prezzo che sarebbe stato corretto". In un "triennio infernale", tra il 2007 e il 2010, i vertici del gruppo, Walter e Giovanni, hanno gestito, secondo il pm, le società in maniera "criminale" con "acquisti artificiosi e altre operazioni ‘farlocche’ al solo fine di gonfiare il prezzo dei titoli in Borsa, mentre Mbfg era già decotta sin dai primi anni del 2000 e col tempo le sue passività crescevano in maniera mostruosa". I Burani, ha spiegato ancora il pm Orsi, "invece di mettere i soldi in Mbfg per fare pantaloni, giacche e borse, li hanno usati per gonfiare i titoli in Borsa, ‘mangiandosi’ così, come ‘cannibali’, le loro stesse società". Per i due il magistrato, "malgrado non abbiano risarcito nemmeno con un obolo le parti civili", ha chiesto comunque la concessione delle attenuanti per la loro "condotta processuale", poiché hanno accettato "la dialettica del processo partecipando alle udienze".LE PARTI CIVILI Nel dibattimento si sono costituite circa 140 parti civili – tra azionisti, soci e curatori dei fallimenti – che parleranno il prossimo 17 settembre, quando cominceranno anche le arringhe delle difese. Intanto, è ancora aperto anche un ‘filone’ di inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza sempre a carico di Walter e Giovanni Burani e altri manager del gruppo.

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