Mariella Burani, salvataggio a rischio


REGGIO EMILIA, 17 DIC. 2009 – Il futuro di Mariella Burani Fashion Group è appeso a un filo sempre più sottile. Ieri la più volte rinviata assemblea del gruppo ha finalmente deciso per la ricapitalizzazione della società, ma per realizzarla manca ancora la garanzia su quei 50 milioni di euro che la famiglia Burani ha promesso di investire. In una nota del gruppo di moda si legge che il conferimento di mezzi finanziari approvato è di 83,5 milioni di euro, che serviranno per ripianare le perdite e per ricostituire un patrimonio netto positivo (attualmente in rosso per 70,7 milioni). Tuttavia, sulla futura sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte della famiglia Burani, azionista con il 74% del capitale, non vi sono certezze. Nella nota si segnala infatti che gli istituti di credito avevano posto come condizione per ristrutturare il debito della società il fatto che la famiglia Burani vincolasse “incondizionatamente” in un conto presso “un primario istituto di credito” i 50 milioni promessi.La famiglia, però, si è limitata a far pervenire al gruppo “una lettera prodotta da una società finanziaria (libanese, ndr) nella quale si comunica l’esistenza di 50 milioni di euro” senza mettere a disposizione delle banche, come da loro richiesto, “l’evidenza” che i soldi fossero depositati in un conto presso “un primario istituto di credito” e vincolati “incondizionatamente” alla ricapitalizzazione. A questo punto, preso atto del rifiuto delle banche di ricapitalizzare senza che anche i Burani facessero la loro parte, il consiglio di amministrazione ha comunicato che valuterà “l’adozione dei provvedimenti più opportuni” e tra questi “il compimento di ogni attività necessaria in relazione alla procedura di liquidazione della società e la richiesta di ammissione a procedure concorsuali”. Il rischio, sempre più vicino, è insomma quello di dover portare in tribunale i libri di una società che dà lavoro a circa 2.200 persone.Il confronto tra i Burani e le banche creditrici, sfociato in un vero e proprio braccio di ferro, va avanti ormai da molti mesi senza trovare uno sbocco. Intanto il gruppo ha continuato ad accumulare perdite (160 milioni in nove mesi), sopravvive solo grazie a una moratoria temporanea su debito diventato ormai insostenibile ed è anche finito sotto la lente della Consob, che da giugno ha in corso un’ispezione, e della magistratura milanese. E’ possibile che l’autorità guidata da Lamberto Cardia voglia accertare la regolarità della contabilità e la trasparenza dei rapporti con le parti correlate.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet