Mariella Burani, lavoratori in apprensione per il futuro dell’azienda


CAVRIAGO (RE), 12 FEB. 2010 – In una giornata di freddo e neve si scrive un’altra pagina tra le più nere della storia della Mariella Burani. Per la prima volta dalla nascita del gruppo i suoi dipendenti hanno incrociato le braccia per otto ore. Un’intera giornata di sciopero allo stabilimento di Cavriago non si era mai vista. A far mobilitare i lavoratori è stata la la dichiarazione di fallimento della Burani Design Holding, società di diritto olandese che controlla il gruppo, pronunciata ieri dal tribunale fallimentare di Milano. Una sentenza che apre la strada alla possibilità di procedere per il reato di bancarotta nei confronti degli amministratori della società. L’intenzione del legale della Bdh è di impugnare la decisione dei giudici milanesi. Dopo un sit-in davanti agli uffici, un corteo di un centinaio di lavoratori, a cui si sono uniti sindacalisti e politici, ha raggiunto nella neve la piazza del municipio del paese innalzando cartelli e striscioni e lanciando slogan. I lavoratori hanno sfilato anche davanti alla villa della famiglia Burani, una dimora con piscina circondata da un ampio parco, gridando cori a difesa del loro posto di lavoro.Finora non si è registrato alcun incontro con i titolari dell’azienda. Ieri si era tenuta nello stabilimento una assemblea straordinaria a cui hanno partecipato un centinaio dei 230 lavoratori di Cavriago. Si è appreso intanto che Mariella Burani non parteciperà alle imminenti sfilate di moda milanesi limitandosi a programmare un incontro nella sede del capoluogo lombardo. Tutte le consegne continuano ad essere garantite.Il sindacato del settore tessile Filtea-Cgil ha chiesto che venga convocato al più presto un incontro al ministero per lo Sviluppo Economico per fare il punto sullo stato del gruppo Mariella Burani. La Filtea Cgil ha sottolineato l’importanza delle ricadute sul mondo del lavoro, visto che il gruppo impiega 2.200 persone, oltre all’indotto. "E’ indispensabile – si legge nella nota del sindacato – che gli organi societari e la proprietà si assumano la responsabilità di fare tutto quello che è necessario e possibile per garantire la continuità di impresa e delle attività. Dove questo non si rendesse possibile, ogni strada che offra questa condizione vedrà il sindacato e la Filtea Cgil impegnati perché si creino i presupposti per conseguire il risultato, anche sollecitando il ricorso all’amministrazione straordinaria". Il confronto al ministero è stato sollecitato anche dalla Femca-Cisl, Filtea-Cgil e Uilta-Uil dell’Emilia-Romagna che hanno chiesto al Cda di Mariella Burani di assumersi le proprie responsabilità "e senza ulteriori rinvii garantire la necessaria continuità produttiva ed occupazionale".Il ricorso all’amministrazione straordinaria è stato invocato anche dalla Provincia di Reggio Emilia che si è detta pronta a partecipare a tutte le iniziative volte a tutelare i posti di lavoro e i siti produttivi. "La dichiarazione di fallimento giunge in un momento già delicato della trattativa per la ristrutturazione del debito con le banche creditrici di un gruppo che ha partecipazioni e collegamenti con circa un centinaio di aziende – affermano il presidente Sonia Masini e il vicepresidente Pierluigi Saccardi -, in questa situazione la soluzione che potrebbe limitare gli effetti negativi è l’amministrazione straordinaria". La nota della Provincia spiega che l’amministrazione straordinaria, conosciuta anche come Legge Marzano, nella provincia di Reggio Emilia è già stata utilizzata per il Gruppo Merloni di Fabriano e la ditta Tecnogas di Gualtieri.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet