Mariella Burani, la situazione si complica


11 GEN. 2010 – E’ stata depositata stamattina, dai pm di Milano Luigi Orsi e Mauro Clerici, l’istanza di fallimento nei confronti di Bdh, Burani Designer Holding N.V., con sede ad Amsterdam. Si tratta di una delle holding a monte della catena di controllo di Mariella Burani Fashion Group, che, secondo la procura, ha in realtà sede a Milano. La notizia arriva a poche ore da consiglio di amministrazione della società reggiana, svoltosi nel pomeriggio di ieri, che non è riuscito ad individuare il nome del sostituto di Mediobanca nel ruolo di advisor e si è concluso senza il conferimento di alcun mandato ufficiale. Si teme ora un effetto domino sul gruppo, indebitato per più di un miliardo di euro e i cui vertici  – il presidente Walter Burani e suo figlio Giovanni, ex amministratore delegato con delega alla finanza –  sono indagati, insieme a una terza persona, per i reati di aggiotaggio, falso in bilancio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e frode fiscale.L’istanza di fallimento è stata depositata nella cancelleria della sezione fallimentare del tribunale di Milano. Secondo i due Pm la holding olandese ha sede effettiva negli uffici milanesi di via Verri dove si trovano peraltro i libri contabili. Nella richiesta di fallimento della Procura, Burani Designer Holding risulta avere "un patrimonio netto negativo" ed essere indebitata nei confronti di Mariella Burani Fashion Group, la sua sub holding, per un importo di circa 5 milioni di euro e anche verso il sistema bancario. Ora verrà nominato un giudice che si occuperà della vicenda: fisserà un’udienza per appurare se la holding olandese è in grado di cancellare le passività già scadute eventualmente presentando anche una proposta di accordi di ristrutturazione del debito o procedure analoghe.Sul Mariella Burani Fashion Group pesa da tempo mezzo miliardo di euro di debiti e le oltre 40 banche creditrici hanno chiesto alla famiglia Burani, che detiene il 71% della società, di fare la propria parte. Il tira e molla va avanti da mesi e fino ad ora i Burani, nonostante l’asserita disponibilità a mettere i soldi (per i quali sono in trattativa con una finanziaria libanese), non hanno depositato i 50 milioni in un conto vincolato. Fonti vicine all’azienda hanno continuato a ribadire che i soldi arriveranno e che il ritardo è legato a "tempi tecnici". La crisi, già grave, è precipitata quando Mediobanca, da mesi advisor dei Burani nella ristrutturazione del debito, a fine anno ha rimesso il mandato. Dal cda di ieri si attendeva un’accelerazione proprio su questo fronte (in pole position c’erano Franco Tatò e Lucia Morselli con la Compagnia Finanziaria) ma il cda non è stato risolutivo. In un comunicato diffuso in serata il gruppo ha spiegato che il consiglio "ha discusso in merito alla nomina del nuovo advisor finanziario e ha dato mandato congiunto al presidente e all’amministratore delegato di individuarlo all’interno di una rosa ristretta e di negoziare le condizioni del mandato". Ma lo scorrere del tempo senza che venisse individuato uno sbocco alla crisi del gruppo, ha reso sempre più alto il rischio di un intervento della magistratura.Prima di Natale, i pm Luigi Orsi e Mauro Clerici avevano già disposto la perquisizione delle sedi milanesi del gruppo in via Montenapoleone e via Verri, nelle quali la Guardia di Finanza aveva sequestrato computer e documentazione. Sotto la lente della magistratura c’é la complessa galassia societaria che ruota attorno alla famiglia reggiana. Un impero cresciuto attraverso acquisizioni e operazioni finanziarie e che, secondo ricostruzioni pubblicate da La Stampa in questi giorni, avrebbe accumulato ormai un indebitamento superiore al miliardo di euro.

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