Mariella Burani, a Milano volevano il fallimento


In collaborazione con TelereggioREGGIO EMILIA, 9 MAG 2010 – L’amministrazione straordinaria, ultima spiaggia per le speranze di salvezza del gruppo Mariella Burani, era un’ipotesi tutt’altro che scontata nel momento in cui è stata presa in esame e poi decisa con decreto dei giudici reggiani. L’altro sbocco avrebbe potuto essere il fallimento. E questo esito è stato sostenuto fino all’ultimo dai curatori fallimentari di società che stanno a monte del gruppo cavriaghese, nominati dal tribunale di Milano.Le sorti della galassia di imprese in disfacimento della famiglia Burani dipendono infatti in parte dal tribunale lombardo, in parte da quello reggiano. A Milano l’11 febbraio scorso è stato decretato il fallimento della Burani Designer holding, società capogruppo, di diritto olandese, fallita perché nell’impossibilità di pagare debiti per almeno 20 milioni di euro, di cui 15 dovuti alle banche. E sempre a Milano, il 9 aprile, è stato dichiarato il fallimento di Mariella Burani Family holding, appendice della precedente e utilizzata a suo tempo come veicolo societario per il lancio di un’Opa sui titoli della maison di moda.Diego Moscato e Claudio Ferrario, curatori fallimentari delle due società, il 23 aprile scorso avevano presentato osservazioni alla relazione con cui il commissario giudiziale di Mariella Burani, Francesco Ruscigno, nominato dal ministero dello sviluppo economico, caldeggiava la soluzione dell’amministrazione straordinaria. Oltre a muovere varie obiezioni procedurali, i curatori fallimentari hanno sostenuto che manca la previsione di sufficienti ricavi, che è poco probabile la realizzazione delle collezioni primavera-estate e autunno-inverno del 2010, che è impossibile riposizionare Mariella Burani sul mercato della moda.Un quadro di pessimismo nero, dunque, teso a ottenere il fallimento, considerato probabilmente più vantaggioso per la curatela delle due società fallite a Milano, il cui Tribunale, già a febbraio, aveva detto che non c’erano le condizioni minime per il salvataggio di Mariella Burani. Argomentazioni respinte dai giudici reggiani, con un sospiro di sollievo di dipendenti e sindacati, che sperano ancora in un risanamento e un rilancio tramite l’amministrazione straordinaria.

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