Manovra, per le Regioni porte chiuse a Palazzo Chigi


BOLOGNA, 6 LUG. 2010 – Tra governo e regioni la corda è sempre più tesa e si sta per strappare. A rendere vicino il punto di rottura è il mancato incontro con il presidente del Consiglio e i ministri competenti da tempo sollecitato dai governi locali. Un diniego che corrisponderebbe a un fatto "gravissimo", dice una nota bollente inviata dalla Conferenza delle Regioni unitamente a Anci, Upi e Uncem. Per spiegare a quattrocchi a Silvio Berlusconi che le misure di Tremonti oltre che insostenibili sono squilibrate perché penalizzano soprattutto le regioni, queste dovranno attendere ancora. Che cosa non si sa. Si sa solo che la convocazione attesa per oggi è stata gelata da un annuncio del sottosegretario e portavoce del premier Paolo Bonaiuti: "Non è previsto al momento alcun incontro". Come se non bastasse, alle regioni giunge pure la notizia della decisione del governo di blindare la manovra con il voto di fiducia. La finanziaria è stata stamane a Bologna al centro di una seduta straordinaria del consiglio regionale dell’Emilia Romagna. "Noi vogliamo un accordo col governo – ha spiegato Vasco Errani nelle vesti anche di presidente della Conferenza Stato-Regioni -, non cerchiamo un conflitto che farebbe solo male al Paese, soprattutto in questo momento di crisi, ma cerchiamo una reale collaborazione nel rispetto reciproco. i tagli devono essere equi ed equamente ripartititi". Al momento la manovra chiede alle regioni tagli pari al 14%, e solo dell’1,2% all’amministrazione centrale. I ministeri vengono tagliati del 10%, "però c’è un fondo della presidenza del Consiglio che incrementa di 1,96 miliardi", ha ricordato Errani. Il parere del governatore dell’Emilia-Romagna è che i provvedimenti della finanziaria allontanano il federalismo e colpiscono le regioni a prescindere dai loro comportamenti virtuosi. "La legge sul federalismo fiscale – ha poi sottolineato Errani in aula rispondendo indirettamente a Bonaiuti – dice che tutte le manovre vanno discusse prima tra Governo e Regioni. Non è accaduto. Tuttavia diciamo: accettiamo i saldi a 24,9 milioni di euro. Anzi, mi verrebbe da dire – ha aggiunto – speriamo che basti e che a novembre non si debba fare un’altra manovra".Sicuro che tra un po’ di mesi ci sarà un’ulteriore salasso è Pier Luigi Bersani che commenta come segue l’ennesimo ricorso al voto di fiducia da parte del governo: "Berlusconi ha bisogno di ammanettare la sua maggioranza a fronte di una manovra che non regge, che è mal preparata e che non contiene uno straccio d’idea". Al leader del Partito democratico fa eco Nichi Vendola, portavoce nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e presidente della Regione Puglia: "Siccome il Paese non ha più fiducia nei loro confronti, loro hanno bisogno di mettere la fiducia su una manovra che non ha nessuna prospettiva di crescita economica e occupazionale".

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