Manodori, ragioni e limiti di una scelta


©TelereggioREGGIO EMILIA, 27 DIC. 2011 – Le divisioni all’interno del consiglio generale hanno partorito una soluzione di compromesso. Da una parte c’era chi avrebbe voluto cogliere l’occasione del forte sconto con cui le azioni saranno offerte in opzione ai soci per sottoscrivere quasi interamente l’aumento di capitale e poi rivendere 82 milioni di azioni, sperando di lucrare una plusvalenza di 9,5 milioni di euro; dall’altra c’era chi non vede l’ora di ridurre l’esposizione della Manodori sul titolo Unicredit e spingeva perché la Fondazione si limitasse a vendere i diritti di opzione, incassando così 40 milioni di euro.
Tra i due estremi, alla fine ha prevalso l’opzione mediana. L’ente guidato da Gianni Borghi sottoscriverà l’aumento di capitale soltanto per il 40%, reperendo i 24 milioni di euro necessari attraverso la vendita dei diritti sul restante 60%. I titoli Unicredit in portafoglio saliranno da 152 a 231 milioni, mentre la quota dell’ente reggiano nel capitale di Unicredit scenderà allo 0,53%. Un’operazione autoliquidante analoga a quella dell’aumento di capitale del gennaio 2010.
Come le altre ipotesi in campo, anche questa ha le sue controindicazioni. Secondo i consulenti di Prometeia, l’operazione produrrà una minusvalenza di circa 3 milioni di euro che sarà contabilizzata sul patrimonio. Ci saranno riflessi anche sul conto economico, perché – delle tre opzioni in campo – quella scelta è l’unica che sicuramente non produrrà plusvalenze. Questo ha due conseguenze. Primo: determina una carenza di risorse per il perseguimento degli obiettivi programmatici della Fondazione. Secondo: allontana ulteriormente il momento di una diversificazione del patrimonio, perché il prezzo di carico delle azioni Unicredit – pur diminuendo – resta superiore al prezzo di mercato atteso (0,572 euro rispetto a 0,509). Prometeia è invece ottimista sui flussi di redditività che dovrebbero derivare dal pacchetto azionario: per il 2013 prevede 8,8 milioni di euro di dividendi.

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