Manodori, i perché del disavanzo


© TelereggioREGGIO EMILIA, 27 APR. 2012 – “Un anno e mezzo fa – ricorda il presidente della Fondazione Manodori, Gianni Borghi (foto) – quando decidemmo di vendere un primo pacchetto di azioni Unicredit per avviare la diversificazione del patrimonio, ci era stato consigliato di investire in utilities”. Tre milioni e mezzo di perdite su un investimento di 10 milioni in titoli Enel, addirittura 5 milioni e 700mila euro di perdite in due anni su un investimento di analogo importo in azioni Iren. Già prima di quei consigli poi rivelatisi sbagliati, la Fondazione Manodori aveva deciso di puntare sui titoli di aziende del settore dei servizi di pubblica utilità: una scommessa che è costata cara all’ente di Palazzo del Monte, che ha chiuso il bilancio 2011 con 3 milioni di euro di perdite.Il presidente Borghi rivendica l’operazione trasparenza dei vertici della Manodori, che – caso raro nel mondo delle fondazioni bancarie – hanno deciso di allineare il valore di bilancio delle partecipazioni azionarie a quello di mercato, facendo così emergere perdite che la legge consente di fatto di occultare. Ma quest’anno, con le cedole quasi azzerate, la Fondazione sarà ancora in grado di erogare milioni di euro a favore del territorio? Borghi assicura di sì: ”Non posso anticipare le cifre, perchè la decisione compete al consiglio generale, ma attingeremo dal fondo di stabilizzazione delle erogazioni, in cui ci sono ancora 8 milioni di euro. Sapendo che il 2012 sarà durissimo, perchè i dividendi che incasseremo dalle nostre partecipazioni azionarie saranno minimi”.Borghi snocciola previsioni secondo le quali le quotazioni di Unicredit, che attualmente oscillano intorno ai 3 euro, nell’arco di un anno torneranno a 5. E questa volta, dice, non bisogna farsi sfuggire l’occasione per vendere una parte delle azioni. Per questo, ha annunciato che chiederà al consiglio un mandato a cedere i titoli senza indugio. Ma a che prezzo? ”Tra le fondazioni azioniste di Unicredit, siamo quella che ha in portafoglio i titoli al prezzo di carico più basso. Con un prezzo superiore a 4,68 euro, noi abbiamo già una plusvalenza”.

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