Manganelli: “In Italia c’è l’incertezza della pena”


MODENA, 20 FEB. 2009 – "Continuo a dire che non solo non esiste la certezza della pena, ma esiste una assoluta certezza della incertezza della pena". Sono le parole del capo della Polizia, Antonio Manganelli che è intervenuto stamane in un convegno sulla videosorveglianza a Modena, organizzato dall’università. Un’affermazione che è stata seguita da un applauso della platea. Secondo il Prefetto Manganelli la soluzione del problema sicurezza in Italia sta proprio nella certezza della pena. “Se riusciamo a costruire un sistema che rende certa la pena – ha spiegato – potremo dare risposte ai problemi della sicurezza”. Poi, riferendosi agli ultimi arresti per stupri avvenuti tra Roma e Bologna, Manganelli ha aggiunto: “Quando il controllo del territorio porta a fermare per fatti gravi, come mi è capitato di leggere sui giornali questa mattina, per tre volte la stessa persona nel giro di 14 giorni, evidentemente qualcosa non torna. E il nostro sistema è organizzato in modo tale che alla fine non è colpa di nessuno”, né della Polizia, ha chiarito Manganelli, né della magistratura. “O rispondiamo con una risposta certa, tempestiva, efficace, reale oppure la prospettiva di un castigo che non arriva mai, non serve a nessuno”.La militarizzazione non è una rispostaLa risposta alla “diffusa domanda di sicurezza”, secondo il capo della polizia, prefetto Manganelli, non può essere la militarizzazione. “La militarizzazione genera paure – ha rimarcato Manganelli – in un paese blindato viviamo impauriti, non rassicurati”. Per il capo della Polizia “questo è un periodo in cui ci allarma il lavavetri. Un rispettabile allarme, ma attenzione a ricondurre sempre l’incertezza agli effettivi fatti di cronaca”.Sicurezza bene comune“La sicurezza partecipata è l’unica ricetta possibile oggi, io la chiamo sicurezza civica. L’obiettivo della tranquillità sociale – ha spiegato ancora il capo della Polizia – si può realizzare attraverso la partecipazione del cittadino allo svolgersi della vita sociale. Dobbiamo cercare di fare squadra”. Manganelli ha sottolineato la necessità di fare squadra tra le varie forze dell’ordine “nel rispetto ciascuna dei propri ruoli”, mentre non ha mai citato la parola ‘ronde’ la cui introduzione è prevista nel decreto legge anti-stupri in discussione al Consiglio dei ministri, parlando al contrario di collaborazione con “associazioni di categoria, di volontariato. Pensiamo – ha aggiunto – al campo dell’antiracket”, che da tempo “viene affrontato in modo forte e deciso dalle associazioni per la lotta contro il racket”. Infine ha concluso, sempre riferendosi alla lotta al ‘pizzo’: “Il commerciante da solo ha paura, ma quello che si associa, in virtù della collaborazione con il parternariato tra forze di Polizia e associazioni, è più forte”.I colleghi neriNel corso della sua relazione alla Fondazione Marco Biagi, dove si è tenuto il convegno di oggi, Manganelli ha annunciato l’arrivo, a partire della prossima settimana, di una rappresentanza di poliziotti nigeriani che si affiancheranno a quelli italiani. Un gruppo di esterni che si va ad aggiungere a quello dei tunisini, già arrivati in Italia, per svolgere compiti legati all’identificazione degli immigrati irregolari. In più, da metà marzo dovrebbe cominciare il pattugliamento delle coste libiche. “L’altro ieri sono stato in Nigeria a completare un accordo importante – ha spiegato Manganelli – Dalla prossima settimana ci saranno poliziotti nigeriani in Italia che favoriranno l’identificazione, la regolarizzazione o il trasferimento in patria degli irregolari”. Altri dalla Tunisia, ha aggiunto, sono già arrivati per effetto di un accordo simile completato due settimane fa. Inoltre, ha continuato Manganelli, “speriamo dalla metà di marzo di far partire un pattugliamento misto sottocosta, con la Libia”.

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