Malate di crisi


BOLOGNA, 4 GEN. 2010 – E’ come se la crisi fosse un virus molto potente, che nell’ultimo anno è riuscito a propagarsi con estrema facilità. Tantissime imprese sono state contagiate, si sono ammalate e per combattere il morbo hanno dovuto sacrificare buona parte delle proprie difese immunitarie, ossia quei dipendenti che ogni giorno agiscono al loro interno come degli anticorpi, garantendone la produttività e la sopravvivenza. Per fortuna, però, a prendersi cura delle imprese bolognesi c’è la Cna. Che è diventata una sorta di grande ospedale in cui si cercano le cure migliori per permettere ai 16.700 associati di guarire. In perfetta sintonia con la terminologia medica, infatti, la confederazione ha messo a punto un “termometro della crisi”, con cui misura costantemente lo stato di salute dell’economia provinciale sottoponendo un sondaggio agli imprenditori. E, per i casi aziendali più gravi, è stata attivata addirittura una “squadra di pronto intervento”.Loretta Ghelfi, segretario provinciale di Cna Bologna, svolge le funzioni di primario in questo "ospedale anticrisi". Il suo è un ruolo delicato e importante, perché deve mettere in contatto il mondo delle imprese con le istituzioni locali e le fondazioni bancarie e, assieme a loro, trovare nuove soluzioni per fronteggiare l’emergenza. Le abbiamo chiesto di stilarci un bollettino medico, per sapere come stanno le Pmi della provincia in questo inizio di 2010. E sembra proprio che la febbre della crisi stia cominciando a calare.Dopo un primo semestre piuttosto negativo, il 2009 si è chiuso con dei segnali di miglioramento da parte delle imprese bolognesi. Cos’è successo?In effetti a novembre, per la prima volta da quando Cna Bologna ha avviato il suo termometro della crisi, gli indici su fatturato, occupazione e investimenti hanno mostrato un miglioramento rispetto ai mesi precedenti. Attenzione però: la crisi sta rallentando, ma la ripresa non è ancora partita con decisione. Il fenomeno che sta avvenendo lo potremmo definire di “polarizzazione” della crisi.Cioè?Significa che stanno migliorando le aziende che finora hanno subìto meno danni dall’arrivo improvviso della crisi, mentre le aziende che già erano in gravi difficoltà stanno peggiorando ulteriormente la loro situazione. Per queste ultime, ottenere credito è ormai impossibile e anche i loro clienti hanno smesso di pagare. La situazione è particolarmente drammatica per oltre 500 aziende che Cna sta seguendo con estrema attenzione, aziende che occupano complessivamente circa 3000 addetti.A fronte dell’attuale situazione, cosa chiedete agli Enti locali? Una premessa è d’obbligo: in una crisi mondiale di queste dimensioni, gli Enti locali non hanno un grande margine di manovra rispetto ai Governi nazionali e agli organismi internazionali. Però possono intervenire sostenendo gli imprenditori e i lavoratori autonomi in difficoltà riducendo il costo dei servizi pubblici, possono eliminare le tasse locali nei primi anni di attività delle nuove imprese, possono creare con le Fondazioni bancarie un fondo anti-crisi che aumenti le garanzie per le aziende, in modo da ottenere più facilmente credito agevolato. Interventi che Cna ha chiesto, anche se finora le reazioni delle istituzioni bolognesi a questo proposito sono state tiepide.Per quanto riguarda il credito, come si comportano in questo momento le Pmi bolognesi?Le piccole e medie imprese oggi riescono ad ottenere credito quasi esclusivamente rivolgendosi ai consorzi fidi. Il nostro consorzio di garanzia, Unifidi, si sta impegnando a fondo per sostenere le Pmi, occorre però che il Governo e gli Enti locali a loro volta sostengano i confidi attraverso finanziamenti mirati. Le richieste di credito da parte delle aziende riguardano soprattutto la liquidità, ma per fortuna ci sono ancora molte imprese che vogliono partecipare a progetti di sviluppo e che necessitano di credito per poterli avviare.Qual è la situazione della meccanica bolognese, il settore che più di altri ha sofferto della crisi economica nella vostra provincia?Purtroppo il settore meccanico è ancora in forte difficoltà e sta continuando a soffrire. In nove mesi le aziende meccaniche bolognesi sono diminuite di 115 unità: erano 6004 nel dicembre 2008 e sono diventate 5889 nel settembre 2009. La meccanica continua ad essere un’eccellenza per l’economia bolognese, è fortemente orientata all’export e per questo motivo sta pagando duramente gli effetti di una crisi che ha dimensioni globali e che ha messo in ginocchio molti dei tradizionali mercati. Senza dimenticare che l’intero settore sta pagando anche la forte concorrenza proveniente dai nuovi mercati dei paesi emergenti.Per uscire più rapidamente dalla crisi, Cna Bologna ha realizzato una "squadra di pronto intervento" per i casi aziendali più difficili. Di cosa si tratta?Cna Bologna ha creato una sorta di task force costituita da una cinquantina di suoi consulenti che intervengono ogni volta che un’azienda associata segnala delle difficoltà. Sono consulenze direzionali, creditizie, del lavoro, offrono strumenti per reagire concretamente alla crisi. Sono state migliaia le consulenze offerte in questo tormentato 2009. Ma accanto a quello che è uno strumento “straordinario”, esiste poi l’impegno costante delle 40 sedi Cna sul territorio provinciale, che assistono quotidianamente i 16.700 associati bolognesi.Come pensate di affrontare il clima di sfiducia che gli imprenditori bolognesi hanno denunciato nel vostro "termometro della crisi"?Stando continuamente al loro fianco, facendo capire che non sono soli ad affrontare questa crisi ma hanno un’associazione che lotta insieme a loro. Cna ha poi avviato progetti concreti per aiutare le imprese a mettersi in rete fra di loro per essere più competitive, ha realizzato uno sportello anticrisi a cui gli imprenditori possono rivolgersi, sta concretizzando un consorzio acquisti che permetta alle imprese di ottenere servizi utili allo svolgimento delle loro attività pagando di meno.Come sarà, secondo lei, il 2010 degli artigiani e delle Pmi bolognesi? Riusciranno a guarire dalla "febbre della crisi"?Nel 2010 la ripresa dovrebbe farsi più forte. Però chi pensa che la crisi finisca all’improvviso così come è iniziata, commette un grave errore. In questo momento ad esempio stanno esaurendosi i periodi di cassa integrazione a disposizione delle imprese e se gli ammortizzatori sociali non vengono rifinanziati, compresi quelli in deroga, le piccole imprese avranno gravi problemi a mantenere l’occupazione. Invece finora, nonostante il crollo dei fatturati, le piccole imprese non hanno licenziato.

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