Malaguti, ultimi giorni per vedere in moto un mito


CASTEL S.PIETRO TERME (BO), 4 APR – E’ una primavera che sa d’estate ma per i lavoratori della Malaguti l’inverno è già iniziato. Perché a quietare la preoccupazione per le sorti dell’azienda di Castel San Pietro non giungono buone notizie. L’ultima decisione presa dalla proprietà è la chiusura dello stabilimento a partire dal prossimo novembre. Il 31 ottobre infatti scade la cassa integrazione straordinaria e se entro quella data non si presenta un acquirente per il noto marchio delle due ruote non resterà altro che scrivere la parola fine alla propria storia.Una delegazione dei 180 lavoratori della Malaguti questa mattina ha manifestato nel centro di Castel San Pietro. Il presidio, organizzato dalla Fiom-Cgil, ha ricevuto la visita del sindaco. "Sono qui per esprimere la solidarietà ai lavoratori in questa difficile situazione che stanno vivendo e sono molto preoccupata – ha detto Sara Brunori – per la perdita di una realtà così importante e storica del nostro territorio che impiega 170 lavoratori, provenienti in gran parte da Castello, Medicina, Castel Guelfo e Imola".Purtroppo, ha aggiunto, "il disegno che l’azienda in sede di incontro in Provincia ci ha prospettato è decisamente preoccupante perché, anche se ora la produzione si fermerà in modo temporaneo, la prospettiva è di uno stop definitivo con il termine della cassa integrazione straordinaria dal prossimo 31 di ottobre. L’azienda ha un piano di riordino che prevede il mantenimento del reparto assistenza e ricambi che impiega una parte marginale dei lavoratori".Per Sabrina Franchini, dell’ Rsu della Malaguti a metà del mese l’azienda fermerà la produttività. La cassa integrazione arriverà a fine ottobre ma dopo, se non si troverà un acquirente, scatterà la mobilità. "Non accettiamo l’idea che un marchio così storico, con dei prodotti buoni, venga portato alla fine dei suoi giorni perché i motorini asiatici costano molto meno dei nostri – ha detto – Sappiamo che la città è dalla nostra parte e che il sindaco ha fatto delle proposte all’azienda durante l’incontro in Provincia".Proposte che non hanno avuto un buon riscontro, ha spiegato il sindaco: "Ho chiesto se avessero valutato di ridurre la gamma di prodotto, ridimensionando l’azienda ma senza bloccare la produzione, concentrandosi sui modelli che hanno ancora un buon mercato e ho chiesto se avessero preso in considerazione di riconvertirsi in fornitori per altre case costruttrici. Purtroppo sembra che queste soluzioni siano impraticabili e in parte erano già state valutate. La causa dipende dalle difficoltà di rifornirsi da aziende a loro volta in crisi e anche dai costi degli approvvigionamenti, che non consentirebbero di tornare competitivi".

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