Mai stati così obesi, colpa della crisi


BOLOGNA, 24 MAG. 2010 – La congiuntura economica negativa porta a cambiare la lista della spesa e con questa l’apporto di calorie che si assumono. Perché privilegiare prodotti alimentari più a basso costo molte volte vuol dire spendere meno ma ingrassare di più. Si è discusso anche del rapporto tra crisi ed obesità in occasione della presentazione del Rapporto 2009 sul sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna realizzato dall’Osservatorio Agroalimentare dell’assessorato regionale all’Agricoltura e da Unioncamere. Il dato principale che è emerso è che nel 2008 il tasso di obesità degli emiliano-romagnoli ha raggiunto il massimo storico: l’11,5%. Che vi sia una relazione significativa tra recessione e numero di obesi in circolazione scientificamente il Rapporto non lo dimostra. Certo è che nel caso di congiunture negative, si assiste a un peggioramento della qualità della dieta. E questo avviene non necessariamente per una riduzione dei consumi calorici, perché la sostituzione avviene all’interno della categoria alimentare verso cibi a più basso costo per caloria.Ad esempio, nel 2009, l’inflazione per i generi alimentari è stata più alta di un punto rispetto a quella generale (+1,8%). Ci sono stati aumenti di prezzo più consistenti per frutta, verdura, pane e cerali, mentre c’è stato un aumento più basso per latte, formaggi e uova e un calo per oli e grassi. Dinamiche dei prezzi che – è la considerazione del Rapporto – potrebbero avere favorito un peggioramento della qualità nutrizionale per le famiglie più soggette alla pressione della crisi economica.

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