Magneti Marelli, la Fiom porta Fiat in tribunale


16 FEB. 2012 – Alla Magneti Marelli di Bologna da un po’ di giorni i lavoratori tesserati Fiom sono meno uguali degli altri. In seguito al rifiuto del sindacato di firmare il nuovo contratto aziendale, il sindacato dei metalmeccanici di Cgil ha dovuto prima sgomberare gli spazi di cui usufruiva da decenni all’interno dell’azienda, e in seguito si è vista escludere dalla possibilità di esercitare le proprie funzioni di rappresentanza sindacale. Entrati a regime i nuovi dettami di Marchionne, l’azienda non ha infatti riconosciuto i nove delegati Rsa nominati comunque dalla Fiom, nonostante le nuove regole entrate in vigore. Un rifiuto che ora il sindacato porta in tribunale. La Fiom ha infatti presentato ricorso contro la Magneti Marelli, accusandola di comportamento antisindacale. Si tratta del primo ricorso di questo tipo in Italia, al quale, a detta di Bruno Papignani, segretario dei metalmeccanici di Cgil, seguiranno molti altri.Dopo la nomina, la Magneti Marelli ha risposto che "non abbiamo diritto ad avere Rsa e quindi i delegati nominati sono illegittimi", ha spiegato Papignani. "Per noi è un comportamento anti-sindacale, per non dire contro la Costituzione". Andando all’articolo tre, infatti, dove si sancisce il principio di uguaglianza, si legge che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale" e che non vi possono essere distinzioni "di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche". Nel caso in questione siamo vicini a quest’ultima discriminazione. Di fatto ai lavoratori di un sindacato che non piace all’azienda viene riservato un trattamento di livello inferiore."Se uno pensa che non facendo partecipare i delegati Rsa la Fiom sia automaticamente fuori – ha chiosato Papigliani – si sbaglia. La Fiom è comunque dentro la fabbrica perché ci sono i lavoratori".

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