Magneti Marelli, assemblea negata alla Fiom


BOLOGNA, 3 APR. 2012 – Alla Magneti Marelli di Bologna i poli opposti restano la Fiom e la dirigenza aziendale. Non è bastata una sentenza a stemperare il clima. Il tribunale del lavoro ha rimesso al proprio posto il sindacato estromesso a gennaio, e in effetti stamattina la saletta che era stata sgomberata dopo quarant’anni di militanza è stata riaperta e abitata nuovamente dagli iscritti. I bastoni tra le ruote però continuano ad arrivare. Per giovedì mattina era prevista un’assemblea fissata dalla Fiom per parlare ai lavoratori. Un appuntamento che è stata negato in quanto riunioni simili, ha comunicato l’azienda al sindacato, "risultano già essere state indette dalle rsa"."E’ un fatto di inaudita gravità", ha commentato Bruno Papignani, segretario dei metalmeccanici bolognesi, rivolgendo un appello al presidente Napolitano: "Vorrei essere tutelato e messo in condizioni di fare il sindacalista"."E’ iniziata la guerra dei nervi", ha sostenuto Papignani, pronto a ricorrere alle vie legali per far eseguire la sentenza e per entrare nella fabbrica giovedì, come richiesto. "Non escludo di presentarmi davanti ai cancelli con i carabinieri", ha tuonato il sindacalista. La Magneti Marelli ha negato la riunione, secondo quanto riferito al sindacato, perché nell’azienda sarebbe stato già raggiunto il tetto delle 10 ore annue retribuite previste dall’articolo 20 dello Statuto dei lavoratori, in quanto già ‘prenotate’ dagli altri sindacati.Un’ipotesi improbabile all’inizio dell’anno, secondo la Fiom. "Chiedo a Cisl e Uil di smentire la Fiat", ha detto Papignani aggiungendo: "Se fosse così, avrebbe il sapore di un’operazione concertata per impedirci di parlare con i lavoratori. Qui siamo oltre il sindacato complice".

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