Mafie: non siamo mica la Lombardia,ma poco ci manca


BOLOGNA, 8 APR. 2011 – L’emergenza è una delle tante italiane: l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia e nella società di un territorio. Che l’Emilia-Romagna non sia una terra tradizionalmente mafiosa è risaputo, quasi lapalissiano. Ma altrettanto evidente è affermare che questa regione da molti anni fa gola alle mafie, le quali trovano qui mille opportunità per investire le loro vagonate di soldi accumulate con traffici illeciti.FAME DI INVESTIMENTI – Sugli appetiti di ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra in Emilia-Romagna ha fatto luce questa mattina a Bologna il convegno "I soldi delle mafie". Un incontro organizzato dall’Associazione nazionale magistrati dal quale è emerso un quadro non molto rassicurante. Dal 2008 al 2010 sono infatti triplicate le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette in regione (sono passate da 1000 circa a oltre 3000). Per avere un riferimento sui dati nazionali, si è calcolato che dalle province che vanno da Piacenza a Rimini, arrivano l’8,6% delle segnalazioni italiane: nel 2008 era il 7%. E la crescita è esponenziale: nel primo trimestre 2011 le segnalazioni sono state 1.250.EMERGENZA INFILTRAZIONI – I dati sono uno dei campanelli d’allarme citati dall’Anm per spiegare che "non siamo ancora alla colonizzazione che sta realizzando la ‘ndrangheta in Lombardia – ha detto Pier Luigi di Bari, presidente della giunta distrettuale – ma se non vogliamo arrivarci, bisogna agire”. Ad attirare il crimine organizzato in regione sono la sua vivacità economica e la crisi, con la fame di capitali che ha generato. Serve muoversi "in rete tra magistratura, forze di polizia, enti pubblici territoriali, e privati".LA MAFIA GIRA CON LA 24ORE – Per Marco Imperato, della giunta regionale Anm, va seguito il denaro, anche per individuare la ‘borghesia mafiosa’, cioè i colletti bianchi che agevolano l’infiltrazione. Bisogna partire da ‘reati spia’, come riciclaggio, corruzione, traffico illecito di rifiuti, infiltrazione negli appalti. "La lotta alla mafia non è solo antimafia: depotenziare gli strumenti di investigativi su questi reati è depotenziare la lotta alla mafia". Ma è anche "indispensabile conservare lo statuto di indipendenza dei pm e il loro potere di coordinamento delle indagini".IL BUCO NERO DEL TITANO – E’ la linea che già si segue nella procure: solo a Bologna quest’anno le misure di prevenzione sono state 19, in tutto il 2010 erano state 27. Resta però anche il problema San Marino. Secondo dati dell’Unità informazioni finanziarie, le operazioni segnalate sospette nelle province limitrofe al Titano sono spesso caratterizzate da riferimenti a flussi finanziari da o per la Repubblica (23% a Rimini e 19% a Forlì-Cesena). Ci sono riferimenti ai flussi sammarinesi nell’8% delle segnalazioni regionali.L’IMPEGNO DELLA REGIONE – "La nostra Regione non è indenne – ha detto Simonetta Saliera, vice presidente dell’Emilia-Romagna che ha patrocinato il convegno – il progetto di legge per la ‘prevenzione del crimine organizzato’ procede verso l’approvazione definitiva (prima dell’estate, ndr)". Saliera ha spiegato che non appena sarà operativa, la Regione darà vità a due degli strumenti previsti nel pdl: un Osservatorio sul fenomeno, con una banca dati aperta alle forze dell’ordine, e campagne di formazione nelle scuole. Perché, ha detto al convegno il prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia, le conseguenze dell’infiltrazione non sono solo economiche, ma sociali. Perché dai legami che il crimine stringe con imprese, istituzioni e società consegue "minore propensione alla imprenditorialità, minore efficienza dei servizi e una produttività del lavoro inferiore".

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