Mafie in Emilia-Romagna, Muzzarelli lancia un nuovo allarme


BOLOGNA, 24 OTT. 2011 – "Dobbiamo continuare a collaborare e trovare le condizioni per creare un’unica strategia locale e nazionale con azioni congiunte, per far capire che nel territorio regionale non c’è posto per l’illegalità e per valorizzare le imprese con la ‘i’ maiuscola, quelle cioè che oltre a saper stare sul mercato sanno anche promuovere i valori dell’etica sociale e della legalità". E’ il messaggio che Giancarlo Muzzarelli, assessore regionale alle Attività produttive, ha lanciato dal convegno "Mercato e legalità. Nuovi orizzonti di collaborazione istituzionale", promosso dalla Regione Emilia-Romagna e moderato dal nostro direttore Ettore Tazzioli. "Il mercato senza la legalità non esiste – ha avvertito Muzzarelli – è ricatto, sfruttamento e guerra". L’assessore regionale, in particolare, ha evidenziato le difficoltà per le imprese di accedere al credito, con conseguente aumento dell’usura e dell’infiltrazione della criminalità organizzata: "Sta succedendo che si prendono le aziende, così delle imprese resta il buon nome, ma con un’anima perversa all’interno". Anche gli altri livelli istituzionali sono per tenere alta la guardia. Per Daniele Manca, presidente regionale dell’Anci, "il nostro sistema territoriale potrà competere solo alzando l’asticella", perché "abbiamo bisogno della legalità come fattore fondamentale per accompagnare lo sviluppo". Vincenzo Bernazzoli, presidente regionale dell’Unione delle Province, ha sottolineato come sia ancora importante puntare sulla comunicazione e l’informazione: "Ancora non c’è una consapevolezza piena di ciò che accade sui nostri territori", che pure a tutt’oggi "possono dare l’esempio". Per Bernazzoli, poi, occorre "stringere meglio il rapporto tra enti locali, Prefetture, apparato legislativo nazionale e realtà economiche".Al convegno in Regione hanno partecipato anche Laura Garavini e Antonino Caruso, rispettivamente capogruppo Pd e capogruppo Pdl nella commissione parlamentare antimafia. "La lotta alla mafia non si può vincere se si punta solo sulla repressione e concentrandosi solo sulle regioni storicamente interessate dal fenomeno", afferma Garavini, aggiungendo: "Mi chiedo se in Emilia-Romagna non siano maturi i tempi per la Stazione unica appaltante a livello regionale", lo strumento previsto dal decreto firmato lo scorso luglio, che permette di "eliminare un’eccessiva frammentazione degli enti appaltanti per una maggiore omogeneita’ e trasparenza nelle operazioni di assegnazione".Caruso, invece, sottolinea come i protocolli "siano certamente una cosa positiva e positivo e’ il fatto che le istituzioni sentano il bisogno di interagire tra di loro per stabilire alleanze verso obiettivi comuni, tra i quali e’ centrale il contrasto all’illegalita’". Ma queste intese "non possono essere considerate un punto di arrivo, come molte amministrazioni dimostrano di fare, cioe’ un modo per liberarsi del problema con un’azione burocratica". E’ invece "un punto di transito e l’obiettivo successivo- afferma Caruso- non puo’ che essere la carta dei servizi, perche’ se ogni amministrazione offre un decalogo di cio’ che fa vuol dire valorizzare davvero il concetto della legalita’".A Caruso ha fatto eco il prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia: "i protocolli non possono essere un punto di arrivo – ha detto – devono essere un punto di nuova partenza". Su questo territorio la collaborazione istituzionale è già "molto presente e molto attiva", ha aggiunto Tranfaglia, sulla base di un rapporto "senza dubbio positivo per un’affermazione sempre maggiore della legalità e dell’efficacia contro ogni forma di criminalità ed in particolare di quella organizzata". Per quanto riguarda la Stazione unica appaltante, i contatti "sono già avviati" per giungere in questo modo "ad un traguardo di massima trasparenza – assicura Tranfaglia- e di più rigore rispetto delle regole". Sull’argomento è intervenuto anche il sindacalista Ciro Donnarumma, a nome di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil: "Ne condividiamo molto la necessità, in Italia ci sono 30.000 stazioni appaltanti e una riflessione va fatta" perché avere un unico interlocutore "ci aiuta a definire meglio regole e comportamenti sul piano tecnico". Muzzarelli ha confermato la disponibilità di viale Aldo Moro, ma ha ricordato come Intercent-er, l’agenzia regionale per l’acquisto di beni e servizi, "è giàà’ una stazione unica appaltante" per molti enti pubblici in regione, con la quale "lo scorso anno – ha sottolineato l’assessore – abbiamo risparmiato 100 milioni di euro grazie agli appalti in rete". Per concludere, la provocazione di Roberto Franchini, presidente regionale di Cna costruzioni: "Come possiamo chiedere ad un’impresa di non partecipare ad un bando perché il titolare e’ indagato per mafia, quando la stessa persona può fare il ministro?".

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