Macfrut, produzione di qualità per la pera


Un Convegno corale e partecipato quello che ha segnato l’anteprima di Macfrut, organizzato da OI Pera per fare il punto, ad inizio campagna, su un prodotto fondamentale per l’offerta ortofrutticola italiana. L’interesse per il comparto e per l’operato dell’OI si è manifestato anche con l’attenta presenza di alti funzionari e dirigenti del MIPAAF che, nell’intervento di Emilio Gatto, direttore generale per la promozione della qualità agroalimentare, mette in evidenza l’importanza di un’attività coordinata della filiera. Ma, scendendo nel dettaglio produttivo e sulle aspettative dell’annata, dopo le grandi preoccupazioni dell’estate, sulla pera, in termini quantitativi si delinea una campagna in linea con il 2013 ed in termini qualitativi le aspettative sono eccellenti. “Sul fronte dei paesi concorrenti – come evidenzia Elisa Macchi, direttore di CSO – nella relazione introduttiva, le indicazioni vedono Olanda e Belgio in crescita, così pure il Portogallo a fronte di una diminuzione della produzione di Spagna e Francia.

 

Sui consumi – prosegue Macchi – i dati non sono stati finora confortanti, la pera fino al 2013 è rimasta tra i prodotti più in sofferenza sul mercato interno ma una nota positiva è data proprio dal 2014; da gennaio a luglio gli acquisti di pere hanno infatti segnato un +1% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato e questa è veramente un buon segnale che speriamo possa realmente indicare un cambio di tendenza”. Per quanto riguarda invece i costi di produzione, i dati presentati da Alessandro Palmieri dell’Università di Bologna, evidenziano, ancora una volta, costi di produzione piu’ alti del 15/20% rispetto agli altri Paesi produttori europei determinando uno svantaggio competitivo che va ad erodere anche la redditività delle imprese.

 

Il Presidente dell’OI Pera, Gianni Amidei, moderatore al Convegno, evidenzia come l’aspetto chiave dell’annata sarà quello di mantenere vivace la domanda di prodotto sia sul mercato interno che all’estero e l’OI, nell’ambito del suo ruolo istituzionale, si muove in questa direzione. Le Organizzazioni Interprofessionali – commenta Amidei – non possono commercializzare il prodotto, ma possono assumere decisioni allo scopo di sostenere e tonificare il mercato oltre che promuovere i consumi e sostenere la ricerca e l’innovazione come è il caso del Progetto NSure realizzato con l’Università di Wageningen e presentato da Daniele Missere Responsabile Filiera Frutticola di CRPV. Le potenzialità dell’Interprofessione – commenta Roberta Chiarini della Regione Emilia Romagna – sono elevate ed all’interno della nuova PAC la filiera gioca un ruolo più definito e determinante perché gli vengono attribuite potenzialità e competenze più incisive.

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