Ma ‘ndo vai se la libertà religiosa non ce l’hai?


20 APR. 2009 – Qualche settimana fa a Piacenza è stata aperta la sede di un’associazione di cultura islamica. La sua inaugurazione è stata accolta da una lunga serie di polemiche. Le solite che si sentono ogni qualvolta un gruppo di cittadini immigrati di religione islamica decide di mettersi insieme per affittare uno stabile in cui potersi riunire per svolgere le proprie attività. Preghiera compresa. Proprio quest’ultima pratica ha fatto scattare l’“allarme moschea clandestina”. E i soci sono stati indicati come “furbetti” che aggirano le leggi italiane per fondare centri di culto non autorizzati. Con magari l’intento di usare questi luoghi come basi terroristiche.Per calmare gli animi dei cittadini piacentini, e soprattutto per non farsi rubare voti dalla Lega Nord, è intervenuta la giunta di centro sinistra, che ha contestato all’associazione islamica la non congrua destinazione d’uso del loro capannone che risulta dedicato all’attività industriale.Ma, legato alle attività del centro islamico, nessun pericolo di terrorismo è stato rilevato. E nessun sigillo è stato messo all’edificio, nel quale i soci continuano a riunirsi. Con la promessa di sospendere tutte le attività di preghiera al suo interno. Il Comune si è infatti reso disponibile a realizzare un vero e proprio luogo di culto a Piacenza. Anche se con quali tempi non si sa.La vicenda ci fa capire che in Italia la strada per risolvere i problemi dell’integrazione, e in particolare quelli di tipo religioso, è ancora lunga. Eppure l’articolo 19 della Costituzione dice chiaramente che tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.Per approfondire il tema della libertà religiosa in Italia abbiamo intervistato Valdo Spini che durante la legislatura dell’ultimo governo di centro sinistra ha provato a far passare una proposta di legge che attuasse l’articolo 19 per tutte le fedi e confessioni.Professore, perché il nostro Paese è ancora così indietro col risolvere certi problemi religiosi legati all’immigrazione?In Italia facciamo i conti con questi problemi da pochi anni. Nel resto dell’Europa le cose stanno diversamente. La Francia, avendo avuto le colonie del Magreb, ha un’immigrazione musulmana da molto più tempo di noi. Come legislazione sono molto più avanti.Cosa manca per attuare l’art. 19 della Costituzione?In Italia le religioni non sono poste tutte sullo stesso livello. Di fatto i piani sono tre. Al piano nobile c’è la Chiesa cattolica, col suo Trattato internazionale a norma dell’art. 7 della Costituzione. Al secondo piano ci sono le Chiese che hanno siglato delle Intese, a norma dell’art. 8. Si tratta di alcune Chiese protestanti e dell’Unione delle comunità israelitiche. A pian terreno, infine, ci stanno tutte le altre fedi e confessioni religiose, per le quali vale ancora una legislazione del periodo fascista, del 29-30, che si chiama “dei culti ammessi”. Buona parte di queste norme sono state abolite dalla Corte Costituzionale nel corso di più sentenze, ma rimangono ancora in vigore dei meccanismi per ottenere lo status di ministro di culto e delle procedure per potere avere degli immobili. Ciò che manca oggi è una legge sulla libertà religiosa che non sia solo qualcosa di poliziesco, ma che garantisca dei diritti a tutte quelle centinaia di migliaia di persone che oggi in materia religiosa non ne hanno. In che senso una legge sulla libertà religiosa potrebbe risolvere anche i problemi che si sono presentati a Piacenza?Un provvedimento organico e aggiornato che attuasse la Costituzione consentirebbe alle organizzazioni musulmane di acquisire i loro diritti. In cambio queste dovrebbero però assolvere dei doveri e cioè presentare allo Stato un regolamento interno coerente con i principi dell’ordinamento italiano. Dovrebbero nominare dei responsabili, farsi conoscere. Oggi in Italia non esistono dei veri e propri ministri di culto islamico ordinati. L’imam è semplicemente uno che legge la parola sacra, una persona qualsiasi che viene dalla vita normale. Sarebbe nell’interesse delle popolazioni di religione musulmana poter usufruire di diritti costituzionali. Dall’altro lato, sarebbe di grande interesse per lo Stato avere di fronte non un magma informe, ma delle organizzazioni riconoscibili e individuabili.Il modo in cui è strutturata la religione islamica in Italia, senza autorità religiose riconosciute, porta al fatto che non vi siano nemmeno vere e proprie moschee…In Italia ci sono solo due “vere” moschee. Una a Roma e l’altra a Milano. E c’è da tenere presente che quella romana, dal punto di vista giuridico, risulta come un comitato di ambasciatori di altri paesi. Proprio perché non esiste un islam italiano.La maggioranza attuale in Parlamento non sembra avere tra le proprie priorità la legge di cui abbiamo parlato…La maggioranza dei politici del centro-destra sono contrari in linea di principio a una legge sulla libertà religiosa. Molti sono contrari anche alla possibilità del matrimonio con rito musulmano avente effetti civili. E c’è chi dice che basta tenere la Costituzione così com’è, senza bisogno di una legge che la interpreti, dimenticando però che in questo modo rimane in vita la legge di epoca fascista sui culti ammessi. Altri, ancora, vorrebbero addirittura tornare indietro rispetto alla Costituzione, creando, di fronte all’immigrazione musulmana, un arretramento di diritti e di uguaglianza.

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